Usa: se lo scordano in cella per cinque giorni
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Usa: se lo scordano in cella per cinque giorni

Quando gli agenti si sono accorti di lui era in fin di vita. Per sopravvivere ha bevuto la sua urina. Causa contro la Dea per 20milioni di dollari.

Usa: se lo scordano in cella per cinque giorni
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3 Maggio 2012 - 19.14


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Ha dell’incredibile la storia di Daniel Chong, un ragazzo di 23 anni, che ha deciso di denunciare la Dea – la divisione antidroga americana -, perché dimenticato chiuso in una piccola cella per quasi cinque giorni, senz’acqua, cibo e servizi igenici. Il ragazzo ha 20 milioni di dollari di risarcimento. Era stato arrestato durante una retata.

La vittima del “soggiorno da incubo” è uno studente di San Diego, Stati Uniti. I fatti risalgono al 20 aprile ma sono venuti fuori solo dopo che Daniel Chong ha deciso di fare causa alla Dea. Chong ha raccontato che quella sera era andato a casa di alcuni amici per fumare erba. Dopo aver passato lì la notte, il mattino seguente lui e i suoi amici si sono ritrovati circondati da agenti che avevano fatto irruzione in casa nell’ambito di un’operazione antiecstasy.

Il raid ha portato al sequestro di 18 mila pasticche, altre droghe e alcune armi. Nove persone, incluso lo studente, sono state portate al quartier generale della Dea per essere fotografate e interrogate. Dopo le operazioni di routine, sette persone sono state condotte in una prigione della contea di San Diego e una è stata rilasciata.

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Non ha avuto la stessa sorte Chong, che è invece rimasto chiuso nella sua cella, senza che nessuno se ne accorgesse. Aveva provato ad attirare l’attenzione degli agenti, tirando calci alla porta e urlando. Ma nessuno pare averlo sentito. Le ore sono diventate giorni e Chong per sopravvivere ha bevuto la sua urina e ha ingerito una polvere bianca trovata in cella.

Ha cominciato ad avere allucinazioni, dovute proprio alla polvere trovata in cella, che si è poi scoperto essere metanfetamina. Quando alla fine le autorità si sono accorte di lui, respirava a malapena. È stato portato in ospedale dove è rimasto in terapia intensiva per tre giorni. Ha rischiato una crisi renale. «Non riuscivo a credere che tutto ciò fosse legale», ha affermato Chong, aggiungendo che pensava che non ne sarebbe uscito vivo.

La Dea si è scusata per l’accaduto. «Il ragazzo non aveva commesso alcun crimine – ha detto un agente sotto anonimato – e avrebbe dovuto essere rilasciato. Il protocollo, inoltre, prevede che le celle siano ispezionate ogni notte. Quella di Chong non aveva bagno perchè non era fatta per passarci la notte».

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