Guerra vinta e pace lontana. Che la guerra libica sia stata vinta dalla Nato è certo, così come è certo che ci sia voluto più tempo del lecito. Che la caduta del regime sia stata “anomala” è altrettanto evidente, e di questo non c’è che da rallegrarsi per le vittime civili che sono state così evitate. Cosa significhi, quale possibile “accordo sotterraneo” vi possa essere stato, non si sa, lo capiremo nei prossimi giorni. Ma una svolta è evidente.
La divisione della Libia in due, Tripolitania da una parte e Cirenaica dall’altra, è uscita dall’agenda, se mai c’è stata. Di qui evidentemente nasce una nuova esigenza: creare un gruppo dirigente che possa dirigere non solo la Cirenaica, l’area di Bengasi per capirci, ma tutto il paese. I ribelli e la loro leadership riconosciuta dalla comunità internazionale, sono espressione della Cirenaica. Cosa si fa adesso?
La lezione irachena. Le prime impressioni dicono che forse gli americani hanno imparato la lezione irachena e non vogliano ripetere gli errori catastrofici commessi nel paese che fu di Saddam Hussein. Lì i ragazzi di G.W.Bush spianarono tutto, partito ed esercito, creando pericolosissime bande di disperati pronti a tutto pur di sopravvivere, col bel risultato di regalare quel che resta del governo centrale iracheno all’Iran.
Jalloud resuscitato. La miracolosa riapparizione di Jalloud, l’ex primo ministro libico con circa vent’anni di arresti domiciliari sul groppone, e ora ricomparso con la sua fuga all’ultimo minuto utile in Italia, forse indica proprio questo: bisogna ricostruire, non azzerare, e per ricostruire occorre “inglobare nel nuovo”, la politica del tabula rasa sarebbe esiziale. Anche se l’Italia deve accontentarsi di un vecchio arnese.