- Gioggina, I like it a lot!
- Ma chiccaz…
- Gioggina, it’s me… Sono io…
- Ma tu chi? Ma lo sai che cazzo di ore sono, cristo santo?
- Sono le nove.
- Un corno. Sono le tre del mattino, cazzo!
- Ah! Ma, Gioggina, quando a Maralago, un paio di mesi fa, dopo esserci bevuti un paio di cocktail forti ed esserci appartati per qualche minuto, mi hai dato il tuo numero di cellulare e mi hai detto che potevo chiamarti a qualsiasi ora del giorno e della notte, per qualsiasi motivo, mi sei sembrata molto ben disposta. Intendo… moltooooo. Moltissimissimo…
Zzz…
- Ah, ma, aspetta un attimo. Ma chi sei, scusa? Sono leggermente intontita dal sonno. Sai com’è, sono le tre…
- Le nove, intendi.
- Le tre di notte. Ma che sei scemo?
- Ehi, come ti permetti? Sono le nove a New York. Ah, già, ora che ci penso, io non sono mica a New York. Sono alla Casa Bianca, a Washington. Cribbio, chissà che ore sono, allora, a Washington. Farò un decreto che imponga la stessa ora in tutti gli Stati Uniti. Immaginati che due palle dover fare i conti ogni volta che ti sposti. Anzi, lo dirò a quella tipa insopportabile, Ursula. La convincerò, con le buone o con le cattive, a introdurre a Berlino la stessa ora di New York. Devo chiedere la conversione alla mia segretaria. Aspett…
- Lascia stare. Washington e New York sono nella stessa fascia oraria…
- Ma quanto è brava questa Gioggina! Quanto ne sa!
- Comunque, perdonami, ero talmente assonnata che non ho capito che eri tu, Donald. Ma, sta’ a sentire, per caso è successo qualcosa?
- No.
- A me la verità puoi dirla. Hai bombardato Cuba? Hai invaso il Canada? Hai fatto schierare la guarda nazionale lungo il Rio Grande e poi le hai fatto fare quello che fanno gli scozzesi nel film Braveheart, quando mostrano il culo agli inglesi? Buffissima quella scena, ti pare? Hai tolto i fondi all’ONU per l’ennesima volta? Hai fatto trivellare il Parco di Yellowstone? Ti sei trom… Hai fatto sconcezze una ragazzina appena più che maggiorenne?
- Ma che ti sei rincretinita? Se ho voglia, mi faccio tutte le minorenni che mi pare. Ho degli amici che me le procurano. In realtà, li avevo. Uno è morto in galera, poverino, e l’altra in galera sta tuttora.
- Ah, vero. Insomma, ci sarà pure una ragione, Donalduccio, se mi chiami a quest’ora di notte?
- Certo. Non sono mica qui a fare sexting. Be’, a dire il vero, visto che da qualche tempo sei tornata… ehm… single, mi titillerebbe non poco. Melania è un po’ distratta dal successo del suo film e, dunque, ho bisogno di una botta di vita.
- Una botta in testa ti darei…
- Simpaticona.
- Donald, mi dici perché mai mi telefoni alle…
- Alle nove.
- Già, alle nove.
- Perché ho visto il quadro. Fighissimo.
- Il quadro?
- Il quadro, l’affresco, come cavolo si chiama? Quello nella chiesa di Roma?
- La Cappella Sistina?
- Ma ci sei o ci fai? Il tuo quadro.
- Ma io di quadri non ne possiedo. Comunque, non in una chiesa.
- Ma come no? La notizia è arrivata fin qui alla Casa Bianca. Pensa te che a dirmelo è stato Rubio… Marchetto, intendo, non esattamente un cervello fino. Però, mi ha mandato uno screenshot di un quadro di un… Com’è che si chiama? Cher Rubio?
- Cherubino?
- Quello. Fighissimo. Cioè, fighissima!
- Sì, ma che stai a ddì?
- Gioggina, il quadro è bellissimo. Compliments!
- Ma quale quadro, ciccio?
- Quello della chiesa.
- Ci risiamo.
- Ma li leggi i giornali?
- Non alle tre di notte, Donalduccio.
- Gioggina, è da ore che gira la notizia. Mica lo freghi il vecchio Donald. Ti sei fatta fare il quadro in chiesa ed è una superfigata.
- Mi sfugge qualcosa…
- Cristo santo, ma come fa l’Italia ad avere una così suonata come primo ministro? Un po’ come se sulla poltrona di presidente sedesse Melania. Ma ci pensi? Non sa manco sbattere due uova, quella. A proposito, tu come te la cavi ai fornelli? La frittata la sai fare? Io adoro la frittata con le cipolle… Comunque, torniamo al quadro del Cher Rubio? Ma che cazzo di nome è? D’accordo, Rubio non è il prototipo del maschiaccio. Non glielo dire, mi raccomando, che poi si offende. Sai, è latino. Facciamo così: se si offende, gli mandiamo un’ispezione dell’ICE in casa, che te ne pare? Cher, invece, era una gran fi… Ora è un po’ passatella e si è rifatta tutto. Cher e Rubio sono di due sessi diversi…
- Cherubino, Donald! Una specie di angioletto. Ma sei proprio fissato!
- No, Gioggina. Il fatto è che sei venuta benissimo. Sembri una foto! Pensa che l’artista pare che abbia detto che la sua mano è stata guidata da un angelo, come in sogno. Una supermegafigata, insomma.
- Ah, ora capisco. Ti riferisci a quel cherubino che sovrasta la porta della cappella in San Lorenzo in Lucina!
- Che cazzo ne so io. San Lorenzo, San Patrizio, San Pietro. Tutti santi, sono questi italiani. Voi sì che siete fissati.
- Pare che un solerte sacrestano…
- Sacrechè?
- Un tizio che dà una mano al prete nell’allestimento delle funzioni religiose e nella cura della sacrestia, che è una sorta di retropalco, per intenderci.
- Come nelle messe gospel di quegli scimmion… scimuniti dalla pelle scura al Sud?
- Qualcosa di simile e di diverso.
- Parlate ben strano voi italiani, Gioggina.
- Comunque sia, questo sacrestano è pure un decoratore e si è occupato del restauro di un modesto affresco e, udite udite, la faccia di uno dei due cherubini secondo alcuni mi assomiglia.
- Ti assomiglia. Neanche se te l’avessero incollata al muro sarebbe altrettanto somigliante. Compliments!
- Be’, grazie. Ma io che c’entro? Manco sapevo che qualcuno mi aveva ritratto.
- Andiamo, Gioggina, non mi vorrai far credere che nessuno ti aveva avvertita. Avrai pure posato per il pittore…
- Ma va!
- Dimmi una cosa, ti ha fatto indossare un velo? E poi te l’ha fatto togliere? Dimmi che te l’ha fatto togliere e che ti ha fatto esporre tutte le cose di fuori! Dimmelo, dai! Una cosa da sballo…
- T’ho detto che non sapevo nulla.
- E come la mettiamo con quei cornacchioni dei preti?
- Non c’è da mettere proprio nulla. Se il sacrestano l’ha fatta fuori dal vaso…
- Fuori dal vaso?
- È un’espressione gergale italiana.
- Ma siete proprio strambi voi italiani.
- Comunque, se l’artista si è preso un’iniziativa individuale senza l’autorizzazione delle gerarchie ecclesiastiche, se la vedranno tra loro.
- Non puoi metterci una buona parola?
- Per il sacrestano?
- No, che ti passa per la testa? Per me, intendo.
- In che sensi, Donalduccio? Tu non hai fatto nulla di cui scusarti con i preti, se non tirare qualche bestemmia quando perdi a golf o peccare di presunzione o, magari, fornicazione.
- Ma no! Intendevo, per favore perora la mia causa perché lo voglio anch’io.
- Ma cos’è che vuoi?
- Un quadro in una chiesa. Possibilmente antico, di modo che si possa dire che era scritto nella Bibbia che io sarei stato il più grande presidente nella storia degli Stati Uniti. Anzi, dell’umanità.
- Ma ce l’hai una chiesa?
- No, però posso sempre farmene costruire una gigantesca accanto alla sala da ballo della Casa Bianca. Se non c’è spazio a sufficienza, potrei far spostare l’obelisco, intendo dire il monumento a George Washington, quel vecchio babbione che non si incula più nessuno e…
- Ma Donald!
- Vabbé, forse qualcuno che se lo incula c’è ancora. Ma il quadro del Cher Rubio è troppo bello. Lo voglio anch’io. Facciamo così. Se convinci i beccamorti cattolici a concedermene uno, non invaderò il Vaticano.
- Ma, non so se…
- Come no! L’accordo di reciproca amicizia imperitura tra USA e Italia implicava che voi diceste sempre sì a ogni nostra garbata richiesta. Altrimenti, mando l’ICE anche nel vostro parlamento e nel vostro senato, che mi sembrano zeppi di terroristi di Hamas, dell’ISI, di Al Qaeda, dell’IRA, dell’ETA, di Sendero Luminoso, delle Tigri Tamil, dei Tupamaros, del Ku Klux Klan… Scherzo! Quelli del KKK no, sono bravi ragazzi.
- Ma io…
- Su, chiedilo al papuzzo. Mi sta antipatico non poco, ma è cittadino americano e non posso tirare troppo la corda. Comunque, intanto che sei nelle spese, chiedigli pure se posso aggiungere un paio di schiavi neri che mi leccano i piedi nel disegno. È un mio sogno ricorrente e mi arrapa più che avere Melania nel letto. Ormai è una star e, comunque, sono anni che me la sc… Insomma, non ha più segreti per me.
- Vedrò cosa posso fare.
- Ah! Così mi piaci. Che dici, prima che tu torni a dormire, facciamo un po’ di sexting al telefono?
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