Il Vangelo odierno: Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. (Mt 4, 12-23 – III TO/A).
Non sono giorni facili a livello nazionale e internazionale: ma quando lo sono stati? Risposta difficile che lasciamo agli storici. Intanto dobbiamo cecare di non lamentarci e ricordarci la lezione di Agostino: “si trovano molti che si lamentano del proprio tempo giudicando migliore quello dei nostri padri; ma se si potesse farli tornare a quel passato, anche di quello si lamenterebbero: in realtà uno giudica felice proprio il tempo passato perché, in quanto passato, non è ormai più suo” (Discorsi, 346/C).
Senza lamentarci lasciamoci sempre illuminare dalle pagine del Vangelo… in questi tempi più o meno bui, più o meno come sempre! Il ministero di Gesù inizia in Galilea: è in questa terra che si manifesta la luce. La luce è Gesù e, ancor più precisamente, la sua parola e i segni operati sono luce per il popolo che cammina nella tenebre. La metafora della luce che illumina il buio è una delle più potenti della storia dell’umanità. Chi di noi non ha vissuto un momento di sconforto, di dubbio, di scoraggiamento, di paura tanto sentirsi immerso in un buio profondo? E proprio allora non ha desiderato di ricevere o vedere la luce? O, come diremmo con altri termini, ricevere una parola di conforto, che squarciasse le tenebre e ci desse un po’ di luce. Qui luce e parola diventano quasi sinonimi: la parola conforta e il conforto porta luce o, in altri termini, “la tua parola è luce sul nostro cammino”, come afferma il salmista (Ps 106).
Gesù è la luce. Certamente. Lo crediamo e annunciamo spesso. Ma tutto questo non ci salva, in diversi casi, dal vivere spesso il buio e sentire Gesù lontano, luce quasi irraggiungibile. Il Vangelo di oggi ci aiuta a riaffermare la nostra fede nel Cristo come luce del mondo, ma anche a riscoprire come Cristo Luce che si fa incontrare. Lo fa attraverso una vicinanza: il regno dei cieli è vicino. La luce di Gesù è vicina, è tra di noi. Non è un Dio che ci aspetta o si fa trovare fuori della storia o del mio ambiente. E’ vicino.
Questa vicinanza e preceduta dall’invito a convertirsi. I due elementi hanno diversi punti di contatto, cioè vicinanza di Dio e invito a convertirsi sono strettamente legati. Mi piace sottolineare un aspetto di questo legame. Convertirsi vuol dire cambiare mentalità, approccio e prassi. Non è solo un problema morale, è una questione di condizione previa: solo se cambio, scopro la vicinanza di Dio. Non è il Signore che si è allontanato da noi, siamo noi che ci siamo allontanati da Lui. Lui è sempre lì, ovvero nella nostra vita, nel nostro cuore e nella nostra mente. Ha scritto Edith Stein: «Dalla soddisfazione di sé di essere un “buon cattolico”, che “fa il suo dovere”, “vota il partito”, ma altrimenti fa quello che gli pare, c’è un lungo cammino da percorrere fino a poter vivere una vita con la mano nella mano di Dio, guidata dalla sua mano, con la semplicità del bambino e l’umiltà del pubblicano. Ma chi ha percorso una volta quella strada non torna più indietro».