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Papa Francesco, la primavera araba e la guerra in Ucraina

Il papa infatti afferma che la guerra è una soluzione inefficace e poi per dimostrarlo afferma: forse in Libia, Yemen, Siria stanno meglio di prima? Ma...

Papa Francesco, la primavera araba e la guerra in Ucraina

Riccardo Cristiano Modifica articolo

17 Ottobre 2022 - 19.55


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L’anticipazione del libro sulla pace di papa Francesco pubblicata in queste ore da La Stampa contiene una frase molto importante e che richiede una lettura attenta, senza finzioni o giri di parole. Il papa infatti afferma che la guerra è una soluzione inefficace e poi per dimostrarlo afferma: forse in Libia, Yemen, Siria stanno meglio di prima? Sembra un giudizio sulla primavera araba, che anche secondo il papa si sarebbe trasformata in inverno arabo. Ma a guardar bene non sembra affatto così.

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Tutto infatti cominciò in Tunisia, dove certo le cose non vanno affatto bene, anzi, l’attuale è ormai chiaramente un colpo di Stato. Poi si arrivò in Egitto, dove solo al Sisi e i suoi sodali possono stringere gli occhi a tal punto da fingere che le cose non vadano peggio di prima, con un colpo di Stato ormai consolidato e una militarizzazione fallimentare della politica e della società. Ma di questo Francesco non parla e in effetti nessuno fece una guerra, né in Tunisia né in Egitto, ma conflitti sociali, che purtroppo hanno visto soluzioni che hanno respinto le istanze democratiche e libertarie della piazza grazie al peso degli apparati militari. 

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Il papa cita invece la Libia, dove la guerra c’è stata. Autorizzata dall’Onu, è vero, ma gestita con i piedi da chi non sapeva come aiutare i libici, ma sperava di aiutare sé stesso sparando a casaccio dei missili senza un piano altro che vincere le presidenziali francesi, senza un progetto, una visione di nuova Libia, né i soldi per farla davvero. Non è andata a finire peggio di prima? Certo che sì… E lo Yemen? Lo Yemen ha visto una protesta analoga contro un despota pronto a servire chiunque pur di restare un altro mezzo secolo al potere, Ali Saleh. Anche qui non c’è stata una guerra, ma un conflitto sociale? No. La guerra c’è stata eccome. Due odiosi imperialismi, quello saudita e quello iraniano, hanno cercato di impossessarsi delle due parti in conflitto, di confessionalizzare il confronto, rendendolo strage.

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Non è andata a finire peggio di prima? Certo che sì! E la Siria? In Siria la guerra non fu scongiurata proprio da Francesco, che aiutò a fermare l’intervento di Obama? Certo che sì. Ma non riuscì a fermare l’intervento di Putin e l’oscena scusa che fu invitato dal governo siriano vale solo per chi non vuole capire: anche nello Yemen i sauditi furono invitati dal cosiddetto “governo legittimo”. Dunque la guerra più infame di tutte non c’è: o la Libia per via della Nato, o lo Yemen per via degli aspiranti imperi locali o la Siria per via di Putin, che non ha mai combattuto in quell’occasione un singolo miliziano dell’Isis, ma solo civili siriani, sono state soltanto guerre feroci e tutte inefficaci. Almeno dal punto di vista della popolazione. Certo, Assad, potrà dire che la sua guerra è stata efficace, ha distrutto il suo popolo ma lui si è arricchito. Altrettanto potranno i signori della guerra dello Yemen e della Libia. Tutti nomi che non voglio neanche imparare. 

Ma capìta così, e mi sembra una comprensione legittima e fedele alle sue parole, mi sembra che la frase del papa ci aiuti a pensare  qualcosa anche sulla guerra dell’oggi, l’Ucraina. C’è un aggressore e un aggredito, questo è chiaro e il papa lo ha chiarito più volte. Ma questo non basta a fare gli interessi di un popolo: occorre una visione che tutelando il diritto alla difesa sappia portarci verso la sua valorizzazione in un contesto di pace.

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Liberarsi di un leader o dell’altro è un anelito legittimo, ma gli interessi di ogni ucraino sono nella diffusione della loro legittimità a esistere come popolo. Quella che che abbiamo negato a libici, yemeniti e siriani, pensando soltanto a quale satrapo ci piaccia di più. 

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