Mondiali 2026: con la coppia Trump-Infantino c'è anche il telefono rosso del Var
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Mondiali 2026: con la coppia Trump-Infantino c'è anche il telefono rosso del Var

Balogun, giocatore degli Usa squalificato contro la Bosnia, torna a disposizione della nazionale statunitense contro il Belgio grazie a una soluzione disciplinare molto creativa. La squalifica resta, ma non vale. Esiste, ma è sospesa.

Mondiali 2026: con la coppia Trump-Infantino c'è anche il telefono rosso del Var
Folarin Balogun il giocatore Usa "perdonato" da Infantino
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Marcello Cecconi Modifica articolo

6 Luglio 2026 - 15.15 Culture


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C’è anche il Var presidenziale. Non compare nel regolamento Fifa, ma sembra funzionare benissimo. Basta una telefonata dalla Casa Bianca, chiedere di Gianni e il cartellino rosso diventa improvvisamente arancione. Se i principali media americani, Nyt in particolare, hanno ricostruito correttamente la vicenda, Donald Trump ha fatto quello che milioni di tifosi sognano ogni domenica, cioè chiamare direttamente chi comanda e ottenere la revisione della decisione. Solo che i tifosi litigano al bar mentre i presidenti degli Stati Uniti, evidentemente, parlano con il presidente della Fifa.

Folarin Balogun torna così a disposizione della nazionale statunitense grazie a una soluzione disciplinare molto creativa. La squalifica resta, ma non vale. Esiste, ma è sospesa. È un po’ come prendere una multa e sentirsi dire che la pagherai soltanto se in futuro prenderai un’altra multa. Un precedente che, guarda caso, arriva proprio durante il Mondiale organizzato dagli Stati Uniti.

Un’espulsione discutibile? Forse. Una decisione arbitrale severa? Può darsi. Ma il punto non è questo. Il punto è che una squalifica automatica, prevista dal regolamento e tradizionalmente non appellabile, si dissolve dopo l’interessamento dell’uomo più potente del Paese ospitante.

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Naturalmente la Fifa nega qualsiasi pressione. E ci mancherebbe altro. Nessuno, probabilmente, ha imposto nulla. Oggi il potere è più raffinato perché non ordina, suggerisce. Non pretende, auspica. E quasi sempre ottiene ciò che desidera. Del resto il rapporto tra Trump e Gianni Infantino è noto da tempo. Premi in sostituzione del Nobel per la Pace, sorrisi, cerimonie, fotografie. Il presidente americano consegnerà persino la Coppa del Mondo ai vincitori della finale. Chissà che Trump non possa anche correggere i recuperi dal quarto uomo o assegnare un paio di calci d’angolo.

La vera sconfitta, però, non è il Belgio, che si ritrova un avversario diverso da quello previsto dal regolamento, ma la credibilità della Fifa. Perché ogni organizzazione vive della sola moneta della fiducia delle regole che debbono valere per tutti. Se invece sembrano piegarsi davanti al peso geopolitico di chi telefona, il problema non è più un’espulsione ma l’intero sistema.

Si racconta che il calcio usa il linguaggio universale del merito con undici contro undici, stesso campo, stesse regole. Poi scopriamo che qualcuno gioca con un uomo in più. Non un attaccante, ma una linea diretta con il piano più alto del potere. Basta comporre un numero di telefono e la partita cambia.

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