A vent’anni dall’uscita de Il diavolo veste Prada, il film diretto da David Frankel e tratto dal bestseller di Lauren Weisberger, ispirato alle esperienze dell’autrice accanto alla storica Anna Wintour, arriva un sequel che non si limita a riaprire una storia: riapre un immaginario che non si è mai davvero chiuso, solo archiviato con eleganza.
Al centro torna Meryl Streep, tre volte premio Oscar, nei panni di Miranda Priestly, ancora direttrice di Runway. Non è solo un ritorno di personaggio: è il ritorno di un modo di intendere il potere, rigido, impeccabile, ancora riconoscibile. Accanto a lei rientrano Anne Hathaway, di nuovo Andy Sachs, oggi web editor e lontana dalla ragazza che inseguiva il suo posto nel mondo; Emily Blunt che riprende il ruolo di Emily Charton; Stanley Tucci quello di Nigel, presenza elegante e affilata come sempre.
Il film arriverà nelle sale il 29 aprile, distribuito da Walt Disney. E non si limita al ritorno dei volti noti: nel cast compaiono anche Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen e B.J. Novak.
La storia riparte da Andy Sachs, che dopo gli anni come reporter d’inchiesta viene nuovamente risucchiata nell’orbita di Miranda quando una crisi colpisce Runway. La rivista non è più solo un’icona della moda: è un sistema che cerca di resistere in un’industria editoriale sempre più fragile.
Attorno a loro, le dinamiche si riattivano come se non si fossero mai davvero spente. Emily Charton, un tempo assistente e rivale diretta di Andy, oggi è alla guida di un gruppo del lusso coinvolto nei tentativi di sostenere la rivista. Le posizioni sono cambiate, ma le tensioni no.
Tra New York e Milano, il film attraversa un mondo della moda che continua a brillare, ma con una luce diversa, più veloce, più esposta, meno controllabile. I social media e le nuove tecnologie non hanno solo accelerato i meccanismi, li hanno resi permanenti, e nessuno, nemmeno Runway, sembra più davvero al sicuro.
Miranda Priestly si ritrova così in un contesto diverso da quello che ha dominato per anni. Nella conferenza stampa Meryl Streep la descrive come una donna ancora fedele a sé stessa, “piuttosto cattiva ed efficiente”, ma costretta a confrontarsi con la possibilità del compromesso: una parola che, per lei, non è mai stata neutra.
Anche gli altri personaggi si muovono in questo cambiamento. Stanley Tucci sottolinea come giornalismo e moda siano stati trasformati dai social media e dalle nuove tecnologie, alterando il ritmo stesso del racconto. Anne Hathaway parla di una Andy più sicura, mentre Emily Blunt descrive una Emily Charton ormai inserita nel potere, ma ancora segnata dalla logica della sopravvivenza.
Argomenti: Cinema