Qual è la differenza tra uno statista e un disadattato? Di fronte alle difficoltà il primo si ferma, si chiede dove ha sbagliato e cosa adesso deve fare. E da lì riparte. Il secondo si agita, mena colpi nell’aria e se la prende con il primo venuto. Da settimane papa Leone picchia duro sulle guerre con toni da scomunica contro chi pensa che siano la soluzione. Non ha mai nominato il presidente USA ma uno dei tratti tipici del disadattato è di ritenersi l’ombelico del mondo.
Questo in condizioni normali, ma per l’appunto in questi giorni Trump si è infilato da solo nella macchia del pruno. Ha pensato che l’Iran fosse come il Venezuela e una volta tirato giù dalle spese il capo, tutto diventasse più facile. Non era così e adesso il prezzo della benzina sale. Una delle poche cose cui sta attento il suo elettore medio. Con le elezioni vicine non si mette bene e il disadattato si agita. Prima ordina alla NATO di andare a riaprire lo stretto di Hormuz chiuso per una guerra voluta da Netanyahu ed eseguita lui senza nemmeno avvertirla, la NATO. Tanto il petrolio che esce da lì agli USA non serve.
Poi qualcuno gli ricorda che comunque il prezzo della benzina riflette il mercato mondiale e non segue i flussi di ogni diverso barile. Allora manda il suo vice a parlare con i sopravvissuti del regime iraniano, dopo averli pubblicamente lodati come molto migliori dei predecessori. Salvo accorgersi che le bombe non li hanno affatto resi più mansueti. Più o meno come a Gaza. Il disadattato a questo punto si stufa perché è anche rimasto un po’ bambino e va a vedersi un incontro di wrestling.
Poi sulla via del ritorno non avendo altro da fare (questo è uno dei misteri della presidenza Trump: quanto tempo perda in cavolate) se la piglia col Papa. Perché è papa solo per merito suo (sempre il complesso dell’ombelico) perché è debole e non ha proferito parola quando vescovi e preti americani venivano incarcerati per aver detto messa in tempi di COVID (certe “notizie” le sa solo Trump e non si capisce proprio dove le prenda) perché preferisce un Iran nucleare.
Tanto per mettere le cose in chiaro su quest’ultimo punto. Dal 1968 funziona il Patto per la non proliferazione delle armi nucleari: è firmato da 191 paesi (più o meno tutti, Iran compreso) e riconosce come potenze nucleari solo i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (USA, Regno Unito, Francia, Russia e Cina) ma India, Pakistan e Israele che la bomba ce l’hanno, non l’hanno sottoscritto.
Sta quindi su una base giuridica traballante (chi ce l’ha impone agli altri di non averla) e perciò prevede che i paesi con bomba forniscano assistenza ai paesi senza per lo sviluppo pacifico dell’energia nucleare. Quest’ultimo uso ha bisogno di uranio arricchito al 3,67%. Fino al 2018 (quando Trump si ritira dal Joint Comprehensive Plan of Action voluto da Obama con ispezioni condotte dall’Agenzia per l’Energia Atomica) l’Iran aveva 300 chili di uranio arricchito al 5%, distante anni dalla soglia di arricchimento (90%) necessaria per l’uso militare.
Dopo il 2018 e la pensata del disadattato, l’Iran ha accumulato 800 chili al 20% e 180 al 60% (questi ultimi distanti poche settimane dalla soglia dell’uso militare). Dopo che hanno bombardato due volte (giugno 2025 e marzo 2026) Netanyahu e il suo compare disadattato non sanno bene cosa sia successo. Dove si vede bene la differenza tra la guerra (qualche volta serve, molte altre no) e la pace (dove comunque il nucleare iraniano era tenuto sotto controllo e si negoziava tutto il tempo). Il rischio, forse la certezza, con i disadattati è che quando non sanno cosa fare, tirano botte a destra e manca.