L'eredità di Beppe Vessicchio tra musica e affetti
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L'eredità di Beppe Vessicchio tra musica e affetti

Il Festival di Sanremo perde il suo volto più iconico, lasciando spazio a un legame indissolubile tra note, cucina e l'affetto profondo di chi lo ha conosciuto oltre il palcoscenico.

L'eredità di Beppe Vessicchio tra musica e affetti
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24 Febbraio 2026 - 18.24 Culture


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Cinquant’anni di vita condivisa non si contano in giorni, ma in frammenti di quotidianità che diventano pietre miliari di un legame unico. Per Alessia Vessicchio, il ricordo del padre Beppe non risiede nella solennità dei palchi, ma in quella ritualità profana e complice che accompagnava ogni edizione del Festival di Sanremo. Era un appuntamento fisso, fatto di messaggi scambiati a distanza e chiamate fugaci, trasformando la kermesse musicale in un terreno di gioco dove l’ironia vinceva sulla critica. Tra battute sugli outfit improbabili e commenti pungenti sulle esibizioni, quello che restava era il divertimento genuino di due persone che, pur divise dalla televisione, si ritrovavano nella stessa risata. Oggi quel vuoto, inevitabile dopo la scomparsa del maestro nel novembre scorso, viene colmato dall’abbraccio di un pubblico che non lo ha mai smesso di amare e dal progetto Casa Vessicchio.

Inaugurato ai Bagni Paradiso, lo spazio rappresenta il testamento spirituale dell’artista: un laboratorio vivo, pensato per nutrire la creatività e favorire l’incontro tra le arti, proprio come avrebbe desiderato. Alessia, insieme a una vasta cerchia di amici e colleghi, sta trasformando il dolore in un inno alla gioia, pianificando una grande festa che rispecchi l’anima solare di Beppe, fatta di colori vibranti, musica e le atmosfere calde di Napoli.

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Ma oltre al direttore d’orchestra rigoroso, si celava un uomo che trovava la sua massima espressione tra i fornelli. La memoria culinaria di Vessicchio è un viaggio tra i sapori partenopei e una curiosità gastronomica che non temeva contaminazioni. “Amava la cucina genovese, il ragù con le tracchie, che i napoletani conoscono bene, ovvero il maiale” racconta la figlia, evocando l’immagine di un uomo che, prima ancora di dirigere un’orchestra, amava orchestrare gli ingredienti per chi amava. Dalla maestria nella preparazione della parmigiana di melanzane alla costante voglia di sperimentare, Beppe era un gaudente che vedeva nella cucina lo stesso amore che riversava nelle sue composizioni, trasformando ogni pasto in un momento di comunione autentica.

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