Oro record e Borse in rosso: i mercati tremano per la Groenlandia
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Oro record e Borse in rosso: i mercati tremano per la Groenlandia

L'offensiva di Trump costa 225 miliardi alle Borse europee spingendo l'oro a livelli mai visti e innescando una crisi diplomatica senza precedenti che minaccia di destabilizzare i rapporti commerciali transatlantici.

Oro record e Borse in rosso: i mercati tremano per la Groenlandia
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20 Gennaio 2026 - 14.45 Culture


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Il panorama geopolitico internazionale sta attraversando una fase di profonda turbolenza, segnata da uno spostamento dei centri di tensione verso latitudini inaspettate. Non è più una semplice schermaglia commerciale quella che vede protagonista la presidenza Trump, ma un vero e proprio scontro incentrato sulla Groenlandia. L’annuncio di dazi del 10% a partire dal primo febbraio, rivolti a quei paesi che mantengono presidi militari sull’isola, ha innescato una reazione a catena che ha travolto i mercati finanziari europei, con una perdita secca di 225 miliardi di euro in capitalizzazione. I

n questo clima di incertezza, gli investitori hanno cercato riparo nei beni rifugio, portando l’oro a superare il record di 4.690 dollari l’oncia, con proiezioni che vedono ormai imminente il traguardo dei 5.000 dollari. Le ripercussioni sulle piazze affari del Vecchio Continente sono state immediate e severe. Parigi e Francoforte hanno guidato i ribassi, seguite da una Milano particolarmente sofferente che ha visto sfumare oltre 14 miliardi di euro. A soffrire maggiormente sono stati i pilastri dell’economia europea, come i settori del lusso, della tecnologia e dell’automotive.

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Mentre il dollaro mostra segnali di debolezza e i prezzi di petrolio e gas tendono al ribasso, l’economia reale attende con ansia i dati delle trimestrali per comprendere l’entità del danno. Kristalina Georgieva, dal Forum di Davos, ha avvertito che una simile escalation rappresenta “un rischio rilevante, che potrebbe incidere in modo significativo sulla crescita”, suggerendo che la ricerca di un accordo diplomatico sia l’unica via percorribile per il benessere globale.

Le stime degli analisti di Goldman Sachs delineano un quadro preoccupante per il Pil europeo, con la Germania indicata come la nazione potenzialmente più colpita. Gli esperti parlano di un “quadro geopolitico schizofrenico” e di un “imbarbarimento del clima” che mette a dura prova la fiducia dei mercati. Di fronte a questa pressione, l’Unione Europea sta vagliando diverse contromisure, inclusa la possibilità di colpire l’export statunitense per un valore di circa 93 miliardi di euro o di attivare il complesso strumento anti-coercizione.

Tuttavia, da parte americana giungono ammonimenti severi: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito ritorsioni europee come “molto imprudenti”, evidenziando la delicatezza di un equilibrio che poggia sul partenariato commerciale più vasto del pianeta. Mentre si ipotizza che alcuni governi possano addirittura ridurre la propria esposizione negli asset statunitensi, il Commissario Valdis Dombrovskis ha confermato che l’Europa non esclude alcuna opzione, ricordando quanto sia alta la posta in gioco per le aziende e i lavoratori di entrambe le sponde dell’Atlantico. L’attenzione resta ora fissa sulla Corte Suprema, il cui giudizio imminente sui dazi potrebbe determinare il corso dei futuri rapporti transatlantici.

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