Di Covid si muore: invitare la Donato a parlare del virus non è pluralismo ma mancanza di etica
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Di Covid si muore: invitare la Donato a parlare del virus non è pluralismo ma mancanza di etica

Le tesi dell'europarlamentare leghista (gli integratori, l'ivermectina) sono largamente smentite dalla scienza ufficiale. Ma perché continuano a invitarla in tv per parlare di pandemia?

Francesca Donato e Pierpaolo Sileri
Francesca Donato e Pierpaolo Sileri
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10 Settembre 2021 - 11.38


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Il problema non nasce oggi ma è di lunga data: da un certo punto a questa parte – diciamo con l’affermazione delle tv commerciali – in Italia si è andata ad affermare sempre di più la tv spazzatura e la tele-rissa.

Cose inconcepibili in un paese che dovrebbe concepire la televisione (e più in generale la comunicazione e l’informazione) come veicolo di cultura e di conoscenza.

Ma cose perfettamente comprensibili se l’unico scopo della tv è quello di fare soldi e, si sa, l’abbassamento del livello garantisce maggiore audience.

Ora non si può certamente dire che La7 e in particolare DiMartedì di Floris siano tv spazzatura. Ma è innegabile che il retaggio si vede e si vede eccome.

Ma nel nome di un curioso pluralismo, di una malintesa volontà di dare spazio a tutti e nel nome del bilancino politico che deve vedere una più o meno equa ripartizione delle appartenenze partitiche, finisce che si aprano le porte alla disinformazione e che le tesi (rigettate dalla comunità scientifica) debbano essere rilanciate nel nome della bieca polemica politica.

In queso paese 130 mila persone sono morte di Covid, tutto il mondo è sconquassato. Ospedali presi d’assalto in tutto il pianeta, la lunga fila dei camion delle bare a Bergamo, i roghi di cadaveri in India, le fosse comuni in Brasile e perfino a New York, la camere mortuarie di tanti paesi industrializzati che non riuscivano a smaltire i cadaveri.

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Cos’altro deve succedere perché del Covid si parli con serietà? Quanti altri morti servono perché l’informazione si affidi alla scienza e diffidi dei ciarlatani e dei loro portavoce?

 

In questo contesto – a nostro modesto avviso – è del tutto inaccettabile e anche poco etico continuare a invitare l’europarlamentare leghista Francesca Donato.
Una figura che, in qualsiasi contesto serio, sarebbe tenuta lontana mille miglia perché se si parla di medicina, di ricerca e di un virus che uccide la competenza deve essere al primo posto.

La Donato è la perfetta figura della destra italiana: arrogante e che nasconde l’incompetenza in materia (non è medico come Sileri ma fa altro) con la parlantina e l’aggressività televisiva. In un contesto che azzera il dibattito e lo riduce a slogan che disorientano lo spettatore.
Già in passato, illustrando in maniera largamente imprecisa, alcuni studi, la Donato aveva messo a tacere l’epidemiologia Salmaso che aveva (timidamente) tentato di replicare alle inesattezze.

Successivamente la Donato si è messa a sproloquiare sull’importanza delle vitamine e degli integratori per combattere il Covid (come se bastasse una spremuta d’arancia…) fino a citare come possibile cura alternativa la pericolosissima ivermectina, ossia un antiparassitario per mucche e cavalli (raramente usato per l’uomo) il cui uso e abuso negli Stati Uniti (l’ivermetcina è una medicina cult nella galassia no-vax e negazionista, ndr) ha costretto la Fda a lanciare un appello a non usarla dopo i tanti casi di avvelenamento.

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Cos’altro doveva fare Francesca Donato perché non fosse più invitata a parlare di Covid?

Evidentemente non è bastato. Perché la Donato è tornata bellamente a propalare le sue teorie anti-scientifiche citando per l’ennesima volta gli studi dei suoi amici medici siciliani (chi sono e perché non presentano le ricerche, se esistono?) e citando non meglio imprecisati studi a sostegno delle sue affermazioni gradite alla galassia no-vax e negazionista.
Il resto dei danni lo fanno i tempi tv: in un qualsiasi convegno scientifico e nel quale si potesse entrare nel merito, le tesi negazioniste sarebbero sbugiardate in pochi minuti e gli studi dall’infimo valore scientifico considerati come tali e i ‘brandelli’ di studi citati a sostegno di tesi bizzarre sarebbero ricondotti nel reale contesto e sottratti alla loro deformazione.

In tv questo non sia può. E così basta una aggressiva Donato, una timida (televisivamente) Salmaso, una competente Barbara Gallavotti alla quale non è concesso di replicare nel merito in maniera approfondita e il povero spettatore non percepisce la differenza tra scienza e propaganda.

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Il tutto condito (nel caso di DiMartedì) dalla irritante abitudine di Floris di interrompere le persone e di non lasciar loro completare un ragionamento più lungo di sette secondi.

E lo sappiamo – per fare un esempio – per dire che i vaccini uccidono più del Covid bastano due secondi. Per provare a confutare questa menzogna, dati alla mano, ci vorrebbe più tempo. Ma il tempo non c’è.

Se si potessero suonare solo cinque note sarebbe ben difficile se non impossibile capire la differenza tra un pianista dilettante e l’immendo Maurizio Pollini. E così spesso capita in tv, soprattutto quando si deve controbattere a (false) affermazioni apodittiche.

La domanda, quindi, resta la stessa: quante altre soluzioni pericolose come l’ivermetcina che avvelena e gli integratori come cura al Covid dovrà propagandare di più la Donato perché le venga impedito di parlare di medicina?
E, citiamo: “Nei talk show si avrà il coraggio di impedire al politico fazioso di turno di parlare di scienza senza averne capacità e titoli? O vogliamo far avvelenare anche qualche italiano che dà retta a ciò che sente in tv senza badare troppo a chi parla?”

Il pluralismo non può essere irresponsabilità. Anche la ricerca dell’audience dovrebbe avere dei limiti, almeno quando si parla di salute pubblica.

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