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Lo studio: le zone a colori introdotte nel novembre 2020 hanno evitato 25 mila ricoveri

Il risultato di uno studio di Fondazione Bruno Kessler, Iss e Inail: ridotta la trasmissibilità del virus del 13-19% in zona gialla, del 27-38% in zona arancione e del 36-45% in zona rossa.

Laboratorio Covid
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globalist Modifica articolo

2 Agosto 2021 - 18.16


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Un altro segnale sul  fatto che le contestate misure servivano: le norma introdotte con il Dpcm del 3 novembre 2020 per mitigare l’epidemia di Covid in Italia hanno permesso di ridurre la trasmissibilità del virus del 13-19% in zona gialla, del 27-38% in zona arancione e del 36-45% in zona rossa.

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Entro tre settimane dalla loro introduzione, le misure hanno evitato complessivamente circa 25mila ricoveri, cioè oltre metà dei 44mila effettuati. E’ il risultato di uno studio di Fondazione Bruno Kessler, Iss e Inail. 
Lo studio ha inoltre evidenziato che la zona rossa, nonostante le maggiori restrizioni, ha prodotto una riduzione delle attività sociali minore rispetto alla primavera 2020. A fronte di un tempo medio passato in casa di circa 16 ore al giorno in tempi pre-pandemici, il dato è arrivato a 18,7 ore nella massima fascia di rischio, meno rispetto alle 20,3 ore del lockdown. 
Le misure del Dpcm hanno avuto un effetto positivo anche sull’indice Rt, portandolo a valori prossimi all’1 nelle zone gialle. Un risultato ancora più significativo nelle altre fasce, dove l’incidenza è scesa tra 0,80 e 0,93 in arancione e tra 0,74 e 0,83 in rosso.
 Per la ricerca sono stati utilizzati i dati della sorveglianza integrata e quelli sulla mobilità pubblica raccolti nel mese di novembre 2020, elaborati con modelli matematici per mettere in relazione l’indice Rt e le varie misure introdotte dal governo. 

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