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Il Comitato Usa: "Nel vaccino per 12-17 anni miocarditi rare, maggiori benefici"

Il Comitato consultivo dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie: "I rischi per il cuore derivanti dal Covid possono essere più gravi".

Vaccino negli Stati Uniti
Vaccino negli Stati Uniti

globalist

24 Giugno 2021 - 16.31


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E’ importante sapere tutto per non incorrere in situazioni spiacevoli dopo il vaccino: uno studio ha rilevato che i casi di infiammazione del muscolo cardiaco e del tessuto circostante, chiamati miocardite e pericardite, a seguito della vaccinazione contro il Covid-19 tra i giovani sono “un effetto collaterale estremamente raro, e solo un numero estremamente piccolo di persone potrebbe sperimentarlo dopo la vaccinazione. I fatti sono chiari”.

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A scriverlo nero su bianco è il Comitato consultivo dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti, che si è recentemente riunito per discutere gli ultimi dati sulle segnalazioni relative a questi effetti avversi.

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“È importante sottolineare- si legge nella nota firmata da funzionari sanitari e organizzazioni mediche statunitensi- che la maggior parte dei casi sono lievi e gli individui si riprendono spesso da soli o con un trattamento minimo. Inoltre- precisa il Cdc- sappiamo che la miocardite e la pericardite sono molto più comuni se si contrae il Covid-19 e i rischi per il cuore derivanti dall’infezione possono essere più gravi”.

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In totale sono stati 1.226 i casi di miocardite o pericardite segnalati al Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers) dopo la somministrazione di circa 300 milioni di dosi di vaccini mRNA

Covid-19 da Pfizer BioNTech e Moderna.

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Tuttavia, non tutti sono stati verificati. I casi sono stati osservati prevalentemente in adolescenti di sesso maschile e giovani adulti. Si verificano di più dopo la seconda dose rispetto alla prima e in genere compaiono entro una settimana dalla vaccinazione.

 Andando nello specifico, su oltre 7 milioni e 300mila dosi di vaccino somministrate a giovani tra i 12 e i 17 anni, a 21 giorni dalla prima inoculazione si sono registrati 4 casi di miocarditi/pericarditi nelle femmine e 32 nei maschi; a 7 giorni i casi rilevati erano stati 3 nelle femmine e 27 nei maschi.

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Nella stessa fascia d’età, su poco più di 4 milioni e 200mila seconde dosi, a 21 giorni si sono registrati 20 casi di miocarditi/pericarditi nelle femmine e 132 nei maschi, a 7 giorni i casi erano stati rispettivamente 19 e 128.

Il Cdc ha anche esaminato il tasso di segnalazione di miocardite/pericardite in relazione al numero di dosi amministrato: per ogni milione di seconde dosi di vaccino contro il Covid-19, sono stati segnalati circa 67 casi nei maschi di età 12-17 anni, 56 casi nei maschi di età 18-24 anni e 20 casi nei maschi di età 25-29 anni, secondo i dati Vaers inclusi casi confermati e non confermati i tassi per le femmine erano nove, sei e tre casi, rispettivamente.

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Dunque per rassicurare le famiglie americane e promuovere le vaccinazioni tra gli adolescenti, il Cdc ribadisce con forza che “i vaccini sono sicuri ed efficaci e prevengono la malattia”.

Pertanto “incoraggiamo vivamente tutti coloro che hanno dai 12 anni in su e hanno diritto a ricevere il vaccino- scrivono i pediatri statunitensi- a vaccinarsi poiché i benefici dell’immunizzazione superano di gran lunga qualsiasi danno”.

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In particolare “con la preoccupante variante Delta che circola sempre più e facilmente ha impatto sui giovani- precisa il Cdc- i rischi di non essere vaccinati sono di gran lunga maggiori di qualsiasi raro effetto collaterale. Se si prende il Covid-19 ci si potrebbe ammalare gravemente ed essere ricoverati in ospedale o addirittura morire. E anche se l’infezione è lieve, si potrebbero affrontare sintomi a lungo termine come problemi neurologici o ridotta funzione polmonare”.

Chiara la linea degli esperti statunitensi: “Vaccinarsi è il modo migliore per proteggere se stessi, i propri cari, la comunità e tornare a uno stile di vita più normale in modo sicuro e rapido”.

Sulla stessa scia anche la Società italiana di pediatria (Sip), che qualche giorno fa ha diffuso un documento a favore delle vaccinazioni nella fascia pediatrica e adolescenziale prendendo una posizione netta: “Anche se la fascia pediatrica dai 12 anni in su risulta essere tra quelle meno colpite dal Sars-CoV2- scrivono i pediatri- recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato in tale fascia di età la presenza di gravi complicanze renali o di complicanze multisistemiche, anche al di là della ben codificata MIS-C, conseguenti ad un’infezione pauci o asintomatica da Sars-CoV-2, come sta emergendo per l’adulto”.

Dunque la strada è chiara: “L’opportunità di implementare un’offerta vaccinale universale aiuterà notevolmente a ridurre non solo la circolazione del virus, ma soprattutto il rischio di generare varianti potenzialmente più contagiose o capaci di ridurre l’efficacia degli stessi vaccini in uso”, sottolinea la Sip.

 

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