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L'immunologo Clerici critica la Germania: "Assurdo non vaccinare i ragazzi tra 12 e 17 anni"

Il direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi "Se non vacciniamo i giovani, che sono il serbatoio del virus, non ne usciamo"

L'immunologo Mario Clerici
L'immunologo Mario Clerici

globalist

11 Giugno 2021 - 17.44


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La scienza si divide: E’ “una scelta assurda” quella di non consigliare nei bambini e negli adolescenti di 12-17 anni senza malattie pregresse il vaccino anti-Covid (l’unico approvato per questa fascia è Pfizer/BioNTech). 

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Mario Clerici, docente di immunologia dell’università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, definisce così la raccomandazione diffusa in Germania dal Comitato permanente per la vaccinazione (Stiko) presso il Robert Koch Institute. “Se non vacciniamo i giovani, che sono il serbatoio del virus, non ne usciamo – sottolinea – C’è il rischio che a settembre si torni ad avere un’altra ondata di Covid. E invece se li vacciniamo è possibile che la cosa sia finita”.

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“Il rischio di queste raccomandazioni – osserva – è che non si copra la fascia dei giovani che hanno una vita sociale più attiva degli adulti, e possono essere portatori spesso asintomatici del virus. Se non immunizziamo loro non interrompiamo il ciclo. La logica è:

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vaccinare i soggetti senili e i fragili per evitare le morti, vaccinare i super giovani per evitare la diffusione del virus. Così ci manca un pezzo. E se non vacciniamo i giovani emergeranno altre varianti, perché il virus continuerà a diffondersi. E’ una problematica seria. Tra l’altro, non intravedo la ratio di questa raccomandazione, a mio avviso non c’è. Il rapporto rischio-beneficio è immensamente a favore del beneficio.

Ma gli esperti su questo fronte non sono uniti.

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“Alcuni colleghi – ammette Clerici – sostengono che c’è uno sbilanciamento a favore del rischio” nel vaccinare i giovanissimi.

“Questo mi trova in disaccordo: anche nei soggetti giovani la ratio è sbilanciatissima a favore del beneficio. Trovo discutibili questi messaggi: c’è il discorso della circolazione del virus e del rischio varianti che ha un peso. Poi va considerato che, sebbene non si ammalino in maniera grave con la stessa frequenza degli adulti, i ragazzi portano il virus a casa a 50-60enni” che ancora non sono vaccinati o non possono esserlo o non hanno sviluppato immunità.

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“Se comincia a passare il messaggio ‘non vacciniamo i giovani o stiamo attenti perché il rischio è alto’, cosa che è insensata, non ne usciremo mai”, ammonisce l’immunologo. “Siamo su un terreno pericoloso: abbiamo la possibilità di porre fine a questa storia, ma se diciamo di non vaccinare i giovani, a settembre temo che non ne avremo protetti abbastanza e che verranno fuori varianti nuove. Le varianti si sviluppano anche se il paziente non ha sintomi. Cerchiamo di non complicare il percorso. Guardiamo al caso Gb alle prese con la variante Delta – conclude – e proviamo a darci una mano”.

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