Facciamo il punto sulla variante inglese: perché fa così paura?

La variante inglese del Covid-19, indicata con le sigle 20B/501YD1 oppure B.1.1.7, è caratterizzata da 23 mutazioni, 14 delle quali sono localizzate sulla proteina Spike del virus.

Variante inglese

Variante inglese

globalist 16 febbraio 2021
La variante inglese ha questo nome perché è comparsa in Gran Bretagna in settembre ed è stata resa nota a metà di dicembre 2020. Finora è stata identificata in 33 Paesi, compresa l'Italia.
La mutazione rilevata nella posizione 501 della proteina Spike rende il virus più contagioso dal 30% al 50% rispetto ad "altre varianti non preoccupanti" in circolazione e potrebbe avere una mortalità superiore dal 30% al 70%. E' quanto indica il documento redatto dal New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (NEVRTAG), il gruppo di esperti britannico che assiste il governo nella gestione della pandemia.
Analizzando i dati di 12 studi indipendenti condotti nel Regno Unito sulla variante inglese, indicata con la sigla B.1.1.7, il gruppo di esperti rileva che i dati non sono definitivi e dovranno essere ulteriormente analizzati poiché fra i diversi studi esistono differenze significative. In ogni caso, osservano, "queste analisi indicano che probabilmente la variante B.1.1.7 è associata a un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte rispetto all'infezione da coronavirus non dovuta alla variante B.1.1. 7". Ad oggi non è nota la causa della presunta letalità superiore della variante inglese, ma tra le ipotesi c'è quella di una maggiore carica virale nei pazienti infettati.
La variante inglese è ormai diffusa nella maggior parte del territorio italiano, almeno nell'88% delle regioni secondo i risultati dell'indagine rapida condotta il 4 e 5 febbraio da Istituto Superiore di Sanità (Iss) e ministero della Salute.

In Italia si sono sviluppati alcuni focolai locali soprattutto in Abruzzo (oltre il 50% di prevalenza), Lombardia (si stima rappresenti il 30% dei positivi), in Veneto (il 20% dei tamponi), in Puglia (il 15,5% dei casi), in Umbria e Molise. E anche in Regioni ma con casi più sporadici.


I vaccini sono efficaci contro le varianti?


Dai primi studi infatti emerge che i vaccini Pfizer, Moderna e Astrazeneca funzionino contro questa particolare variante.