Crisanti: "Mi vaccinerò, ma non lo farò davanti alle telecamere"
Top

Crisanti: "Mi vaccinerò, ma non lo farò davanti alle telecamere"

Crisanti torna anche sulle dichiarazioni rese a novembre: "Non ho espresso nessuno scetticismo sui vaccini, ho solo detto che sulla base dei dati avrei aspettato"

Crisanti
Crisanti
Preroll

globalist Modifica articolo

28 Dicembre 2020 - 15.41


ATF

Secondo il microbiologo Andrea Crisanti, la variante inglese del Coronavirus potrebbe alzare la soglia fissata dagli scienziati per l’immunità di gregge tra il 60 e il 70% fino all’80-85%: “Non ci sono elementi o giustificazioni per scegliere un vaccino o l’altro – ha poi precisato – I vaccini proteggono dalla malattia, ma non sappiamo se proteggano dall’infezione. Possono rendere le persone protette, ma portatori. Non credo che una persona vaccinata debba smettere di portare la mascherina o osservare determinate misure di distanziamento e di protezione”. 
Crisanti torna anche sulle dichiarazioni rese a novembre: “Non ho espresso nessuno scetticismo sui vaccini, ho solo detto che sulla base dei dati avrei aspettato, ho espresso una posizione criticanei confronti della mancanza di trasparenza. Non ho mai, mai espresso una posizione critica nei confronti dei vaccini. Sono emersi dati, sono stati discussi con totale condivisione. Questo ha dato conforto alla comunità scientifica. Il clamore suscitato dalle mie parole era legato esclusivamente al provincialismo del dibattito”, ribadisce. 
Per questo Crisanti si vaccinerà, ma lo farà lontano dalle telecamere: “Non amo molto mostrarmi – ripete – la mia idea è fare il vaccino in santa pace come qualsiasi altro cittadino, senza le telecamere”.
“Indipendentemente dalla tecnologia, un vaccino vale l’altro, in base alla protezione che offre” ha aggiunto il microbiologo. “Dobbiamo quindi prendere il vaccino che ci verrà dato. Una patente sanitaria è un elemento che distingue una persona dall’altra, in modo radicale. Diverso il discorso sulla protezione: ciò che ci interessa è capire se ci sarà anche protezione dal contagio, come è probabile che ci sia. Tuttavia dovremmo continuare ad assumere ed osservare tutte le norme in vigore, non tanto per sé ma per gli altri. Al 10 settembre, si prevede che il 70-75% di persone siano immunizzate ma attenzione: dobbiamo tener conto della variante detta (in modo improprio) inglese, perché avendo un Rt maggiore ci obbligherà ad avere una percentuale più elevata di immunità di gregge da raggiungere”. 
Rifguardo l’aumento dei contagi in Veneto, lo scienziato ha dichiarato: “La Regione ha sequenziato 36 sequenze complete e nessuna è emersa con la variante. Sono stati sequenziate delle piccole parti che condividono alcune mutazioni ma questo non vuol dire che siamo in presenza della variante come determinante del contagio. Anzi, il problema del Veneto è stato determinato dalla zona gialla e dalll’aver puntato tutto sui tamponi rapidi, che hanno sensibilità bassa e che hanno permesso al personale sanitario delle Rsa, screenato con tamponi rapidi, di contagiare nuovamente gli ospiti. Rispetto ai tanti test effettuati in Regione Veneto, come ha sostenuto il Presidente Zaia, bisogna dire che più tamponi si fanno, più si dovrebbero interrompere le catene di trasmissione. C’è sicuramente un nesso più test-più positivi: maggiore è il numero di test che effettui e maggiore sarà il numero dei positivi. Ma questo aumento proporzionale dura per un periodo, non può essere costante come invece sta accadendo. Pertanto l’aumento costante che leggiamo da diversi giorni è legato ai fattori evidenziati”. 

Native

Articoli correlati