Il virologo Palù: "Il Covid non è la peste, basta con l'isteria"

L'ex presidente della Società italiana ed europea di Virologia: "Il 95% dei contagiati è asintomatico"

Giorgio Palù

Giorgio Palù

globalist 24 ottobre 2020

Intervistato dal ‘Corriere della Sera’, il virologo Giorgio Palù, professore emerito dell'Università di Padova ed ex presidente della Società italiana ed europea di Virologia minimizza il grande numero di contagi di questa seconda ondata: ''Parliamo di 'casi', intendendo le persone positive al tampone. Fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo. Punto secondo: è certo che queste persone sono state contagiate, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano contagiose, cioè che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi''.


Poi aggiunge: ''Quello che veramente conta è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione.  In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste''.


Sul lockdown conclude: ''Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia. Come scienziato perché penalizzerebbe l'educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria''.