Speranza: "Resistiamo altri sei mesi e a fine inverno saremo salvi"

Il ministro della Salute: "Il caso anomalo riscontrato non era legato al vaccino AstraZeneca. E stanno per arrivare cure innovative"

Il ministro della Salute, Roberto Speranza

Il ministro della Salute, Roberto Speranza

globalist 13 settembre 2020

Speriamo abbia ragione: "Dobbiamo resistere altri sei mesi. A fine inverno saremo salvi". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, che si è detto, tra l'altro, "molto" soddisfatto dalla ripresa della sperimentazione sul vaccino annunciato da AstraZeneca.


"Il caso anomalo riscontrato non era legato al vaccino. - ha spiegato -. E stanno per arrivare cure innovative"
La ripresa della sperimentazione del vaccino di AstraZeneca è una notizia "molto buona. Il caso anomalo riscontrato non era legato al vaccino", dichiara Speranza a Repubblica. "Come Unione europea stiamo comprando un pacchetto 6+1, quello di AstraZeneca è uno dei sei ed è in fase più avanzata. Ci sono anche gli altri però.
 Sulla scuola Speranza dice "basta polemiche inutili, non è un problema della ministra Azzolina, ma di tutti noi".


Quanto ai tamponi, "abbiamo rafforzato di molto la nostra capacita' di fare test e miglioreremo ancora. L'obiettivo che ci siamo dati è non lasciare soli presidi e insegnanti, rinsaldare il legame che si era perso tra le scuole e il Servizio sanitario nazionale. Se ci saranno casi Covid, saranno le Asl a decidere come procedere".
 Il ministro ribadisce infine che la temperatura agli studenti andrà misurata a casa. Per il rientro in classe dopo assenze superiore ai tre giorni "ci sarà un'attestazione da parte dei medici e dei pediatri". Infine, in merito alla possibilità di abbassare la quarantena a 10 giorni, "stiamo valutando. Ascolteremo prima il Cts e ci confronteremo anche con gli altri Paesi europei".
Il servizio sanitario deve arrivare nelle case degli italiani


I soldi europei "servono". Secondo il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato da Repubblica, "abbiamo un'occasione unica: fare una riforma che non sia fatta di tagli, ma che miri a riportare la sanità dove non c'è. La chiusura di ospedali e presidi nelle aree interne ha contribuito al distacco tra centro e periferia, tra città e contado. Io sono favorevole al Mes, ma non mi interessa da dove arrivino i soldi, non ne guardo il colore: che vengano dal Mes, dal Recovery Fund, dal bilancio dello Stato, ma che arrivino".
La parola chiave "è prossimità", dice il responsabile della Sanità parlando della riforma che ha in mente. "Il primo luogo di cura deve essere la casa. Abbiamo una delle popolazioni più anziane del mondo, aumentano le cronicità che non vanno curate negli ospedali - spiega - Il Ssn deve arrivare nelle case con medici, infermieri, ma anche con la sanità digitale sul telefonino dei pazienti. Bisogna mettere le radici più in basso possibile sul territorio".
"Il Covid - aggiunge - ci ha mostrato fragilità, ferite, che abbiamo il dovere di sanare. Dobbiamo intervenire anche sulla spesa per il personale, sfondare i tetti stabiliti anni fa, che hanno finito per contrarre gli investimenti. Dobbiamo attrarre la ricerca farmaceutica in Italia e potenziare gli Ircss, i centri che tengono insieme ricerca e cura. Serve un salto culturale, capire che ogni euro che si mette nella sanità non è semplice spesa pubblica, ma il più grande investimento sulla vita delle persone".