È confermato per il prossimo 19 ottobre il flyby della cometa Siding Spring con il pianeta rosso. In quell’occasione, la palla di ghiaccio mancherà la superficie di Marte di soli 132mila km, meno di un decimo della distanza dell’incontro più ravvicinato di cui si abbia notizia fra una cometa e la Terra. Il nucleo mancherà la superficie, dicevamo, ma gli scienziati hanno calcolato che spargerà materiale in abbondanza: minuscole particelle sparate ad oltre 200mila chilometri orari.
A queste velocità, anche un frammento da mezzo millimetro diventa un proiettile letale, potenzialmente in grado di devastare un satellite. Il problema è che di satelliti, da quelle parti, ne è previsto un certo numero. C’è la sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea. Ci sono i due orbiter della Nasa: Mars ODISSEY e Mars Reconnaissance Orbiter. È in arrivo Maven, la sonda dell’agenzia spaziale statunitense per lo studio dell’atmosfera marziana, il cui ingresso nell’orbita di Marte è in programma per il 21 settembre, dunque circa un mese prima del flyby con la cometa. E appena tre giorni più tardi, il 24 settembre, sarà il turno della missione Mars Orbiter dell’agenzia spaziale indiana, giusto in tempo per non perdersi l’appuntamento con il brivido.
Che si può fare per ridurre al minimo il rischio d’impatti? C’è un modo soltanto: spostarsi. Riparcheggiare le sonde, dunque, modificarne le orbite così da evitare, per quanto possibile, che incrocino i detriti della cometa. Manovre che la Nasa sta effettuando proprio in questi giorni. Il 2 luglio è stato il turno del Mars Reconnaissance Orbiter, che verrà ulteriormente riposizionato il 27 agosto. Il 5 agosto sarà invece alterata la rotta di Mars Odissey. Il 9 ottobre infine, 10 giorni prima del flyby, toccherà a MAVEN.
E i rover? Per loro nessun pericolo, fanno sapere dalla Nasa. Per quanto assai più rarefatta di quella terrestre, l’attrito prodotto dall’atmosfera marziana è infatti sufficiente a incenerire i minuscoli frammenti della cometa.