La crisi della democrazia è un fatto, non è più un’opinione. Prima ancora di una consapevolezza piena del fenomeno possiamo parlare di una Stimmung, di una percezione a metà tra il razionale e l’emotivo. Questa sensazione si accresce in maniera esponenziale ad ogni tornata elettorale che si svolge in qualsiasi Paese europeo e sta coinvolgendo in maniera significativa anche gli Usa, che pur tra innumerevoli contraddizioni, hanno comunque voluto rappresentare il valore della libertà, che è inscindibile da qualsiasi sistema democratico.
Se è intuibile ed evidente il declino delle democrazie, non è altrettanto semplice individuarne le ragioni.
La lettura di un classico della filosofia politica, la Repubblica di Platone, può fornire qualche strumento per districare il groviglio caotico del nostro tempo difficile.
Nella sua opera più articolata Platone spiega come si trascorre dal regime democratico a quello tirannico. Il quadro descritto dal filosofo ateniese sembra anticipare la progressiva frantumazione della democrazia e la sua trasformazione in senso populista. Nel caso di Platone la forma degenerativa della democrazia è la tirannide, ma un governo populista e autocratico sembra la versione contemporanea della tirannide.
Nel Libro VIII della Repubblica Platone illustra le caratteristiche essenziale della democrazia e dell’uomo democratico, ma, soprattutto spiega come si passi da un regime democratico alla tirannide. Notevole in Platone è il fatto che il regime democratico produce in sé, per sua stessa natura il regime tirannico. Il tiranno, nel XXI secolo ha il tratto inconfondibile del leader populista.
La struttura dialettica del discorso platonico individua nella democrazia gli elementi che consentono di trasformarla in tirannide. La democrazia, spiega Platone, nasce quando il popolo riesce ad avere la meglio sugli oligarchi e instaura un regime dove prevale prima di tutto la libertà, in tutte le sue forme.
Per Platone democrazia e libertà assoluta si intrecciano, anche se proprio questa libertà, divenuta eccessiva, si converte in licenza, per la quale ognuno fa ciò che vuole, in mancanza di limiti, e si genera uno stato di anarchia, “dispensatrice di uguaglianza indifferentemente a uguali e ineguali”. Corrispondente al regime democratico appare anche l’individuo democratico che sarà pervaso da desideri eccessivi, ricercando il superfluo, tralasciando gli studi e la virtù. Un uomo democratico conduce una vita smodata, sfrenata, all’insegna del più radicale consumismo.
La rovina della democrazia è l’eccesso di libertà, a cui consegue la perdita di credito dei governanti, che non vengono tenuti in nessuna considerazione dai governati. In generale, nella democrazia tutto è uguale, e ogni cosa finisce per avere lo stesso valore. È il trionfo dell’isonomia, che conduce direttamente a contestare ogni potere. Il tiranno compare nel momento in cui il popolo e le classi benestanti si combattono, ed egli si presenta come il protettore degli interessi delle classi più povere.
Una volta ottenuto il potere per volontà del popolo, il tiranno utilizza il governo che ha ricevuto per eliminare amici e nemici di un certo valore, tutti coloro che possono oscurare la sua fama. Per difendersi dalla folla di oppositori dovrà circondarsi di una guardia armata. Nella tirannide è presente una contraddizione. Scelta dal popolo, in un eccesso di libertà, la tirannide renderà schiavo quello stesso popolo che l’ha voluta, per liberarsi dai governanti democratici, diventando “schiavi di schiavi”, perché neppure il tiranno può dirsi libero, costretto ad una vita di sospetti e complotti, non si sentirà mai del tutto al sicuro.
Nelle nostre moderne democrazie il popolo, attraverso libere elezioni, ha finito per consegnare la propria libertà a un leader populista, che, presentandosi nella veste di protettore degli interessi della maggioranza, contro le élites, ha liquidato la democrazia, sostituendola con forme di governo totalitarie e liberticide, secondo la formula di Voltaire, portata all’eccesso “tutto per il popolo, niente per il popolo”. Siamo nell’epoca delle autocrazie, che sono la forma contemporanea della tirannide.
Per ottenere il consenso e vincere le elezioni l’aspirante autocrate esercita la demagogia, promettendo concessioni e riforme che non potrà mai attuare. In questo senso autocrazia e populismo sono strettamente legate, si corrispondono reciprocamente. Non può esistere autocrate senza una vena populista, e d’altra parte il populismo scivola inesorabilmente verso l’autocrazia. Sullo sfondo di questa deriva c’è la kenosi della democrazia, il suo svuotamento, a causa della lontananza sempre più marcata tra volontà popolare e luoghi dove si esercita la sovranità.
Ci sono però delle notevoli differenze tra la tirannide antica e le autarchie contemporanee.
Come scrive Anne Applebaum l’autocrate non è mai un individuo isolato, ma un gruppo di potere, che si coagula intorno a una personalità di rilievo. L’esercizio del potere avviene su più livelli: l’accentramento del potere, la creazione di un corpo di polizia tentacolare, la limitazione delle libertà fondamentali, l’uso della propaganda contro nemici interni ed esterni, il controllo dei mass media e di Internet.
Un ulteriore elemento che può spiegare il passaggio dalla democrazia all’autocrazia è contenuto nei testi di uno dei maggiori teorici di Trump, il filosofo e imprenditore Peter Thiel che ha immaginato una società post liberale, in cui lo Stato come istituzione pubblica sarà sostituito da un comitato d’affari, simile a un consiglio d’amministrazione di una impresa privata e il popolo sarà escluso da qualunque meccanismo decisionale. Si tratta dell’anarco-capitalismo un regime post democratico in cui le leggi del mercato sostituiranno le leggi civili, le differenze di classe stabiliranno anche la capacità decisionale e politica.
La lezione di Platone suona terribilmente attuale, numerosi sono i gli esempi di questa metamorfosi dei sistemi democratici, dalla Russia di Putin, all’America di Trump, e l’Israele di Netanyahu.
Essere consapevoli del pericolo che le nostre società stanno correndo potrebbe essere il primo passo per scongiurare la catastrofe.
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