Ironizzare sulla triste vicenda che vede Mario Adinolfi finire agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa ed evasione fiscale è fin troppo facile. Proprio lui, il paladino della famiglia tradizionale, nemico giurato del mondo LGBTQ+, del diritto all’aborto e in generale dei diritti civili, amico delle associazioni pro-life e prossimo a confluire nel partito del generale Vannacci. Proprio lui che un paio d’anni fa partecipò a un reality show con l’intenzione di mostrare al pubblico il suo lato umano, le sue fragilità, stigmatizzando con durezza tutti quelli che lo giudicavano un Torquemada discretamente ipocrita e privo di empatia.
Insomma, il moralizzatore sensibile, il fustigatore di costumi dall’animo delicato, il maschilista emotivamente articolato, è accusato di una truffa intorno ai cinque milioni di euro e di un’evasione fiscale di circa quattrocentomila.
La procura di Roma gli contesta di aver illuso molti investitori sui rendimenti mirabolanti che sarebbero derivati da un sistema di scommesse sportive, tramite l’associazione “Scommessa collettiva” pubblicizzata via social. Perfino l’attività di raccolta degli investimenti sarebbe stata abusiva. I malcapitati avrebbero affidato i loro risparmi ad Adinolfi, nella maggior parte dei casi mossi dalla fiducia suscitata da un personaggio pubblico che ha sempre fatto dell’integrità morale la propria cifra distintiva.
Secondo la Guardia di Finanza, l’integerrimo Adinolfi avrebbe investito buona parte del denaro ricevuto in spese personali per l’acquisto di beni di lusso come orologi, lingotti d’oro, monete straniere, quadri, barche e viaggi. Niente male per l’apologeta dei valori cristiani, ex leader del “Popolo della Famiglia”, nonché rinomato pokerista.
Il Gip ha motivato gli arresti domiciliari parlando di “pervasiva pericolosità sociale”, il che suona in modo tragicomico, tenendo presente il personaggio.
D’altronde, per chi conosce la sua storia, di Adinolfi stupisce soprattutto una caratteristica: l’inafferrabilità. Prima democristiano, poi progressista, poi integralista cattolico, alle elezioni politiche del 2022 ha fondato una coalizione di estrema destra, Alternativa per l’Italia, in compagnia dell’ex-vicepresidente di CasaPound Simone Di Stefano e oggi è in procinto di entrare in Futuro Nazionale di Vannacci. Perciò, non dovrebbe meravigliare così tanto che da censore morale sia diventato un presunto truffatore.
Data poi la statura politica dei vannacciani – da Emanuele Pozzolo a Laura Ravetto, da Domenico Furgiuele a Mario Borghezio – l’apertura del generale nei suoi confronti era quasi scontata e lascia ben presagire. Adinolfi si troverà senz’altro a suo agio fra la “sporca dozzina” di Futuro Nazionale, come Vannacci in persona, ospite a Otto e mezzo, ha definito i transfughi e gli esclusi dagli altri partiti immediatamente confluiti nel suo, parafrasando una pellicola degli anni Sessanta.
Anzi, come lo sparo di capodanno 2023 e poi il più recente ritiro della patente per positività all’alcoltest hanno fatto curriculum nel caso di Pozzolo, difeso pubblicamente da Vannacci con una leggendaria supercazzola sul significato di “essere-ubriaco”, c’è da immaginare che anche un sospetto di truffa ed evasione fiscale non possa che agevolare Adinolfi nella carriera politica all’interno di Futuro Nazionale. Del resto, l’ultimo illustre acquisto di Vannacci è stato l’ex galeotto Gianni Alemanno.
Insomma, ora Adinolfi è davvero pronto a partecipare attivamente alla vita politica dell’estrema destra italiana.