Matteo Salvini sceglie il finale del suo intervento per lanciare il messaggio che più gli sta a cuore. Dopo oltre un’ora di confronto sul palco di NexUs, la manifestazione organizzata da Lega Giovani a Milano Marittima, il leader leghista scopre le carte sul proprio futuro politico: “Se vinciamo le elezioni 2027 voglio tornare a fare il ministro dell’Interno”.
Una dichiarazione che arriva dopo settimane di discussioni sul suo ruolo all’interno del partito e sul progressivo calo di consenso registrato dalla Lega. Quando gli viene chiesto se potrebbe puntare alla guida del Comune di Milano, Salvini allontana subito l’ipotesi: “lasciatemi dare una mano all’Italia ancora per qualche anno…”.
L’incontro, condotto da Giuseppe Cruciani, assume presto i contorni di una grande operazione di rilancio politico. Al termine dell’intervista il segretario leghista ringrazia il giornalista con toni calorosi: “grazie Beppe, sei venuto qui e ti sei anche pagato il treno”.
Ma il vero obiettivo dell’intervento sembra essere soprattutto interno. Salvini vuole far sapere a sostenitori e avversari che non ha alcuna intenzione di lasciare il timone del partito. “Sarò il segretario della Lega ancora per tre anni, l’anno scorso mi hanno confermato segretario per quattro anni e ne mancano, appunto, ancora tre”.
Un’affermazione che suona come una risposta preventiva a chi, soprattutto nel Nord governato dalla Lega, immagina una stagione diversa. Per il leader del Carroccio la partita del 2027 dovrà avere un solo regista. “Sarò io a guidare la campagna per le elezioni 2027 – giura Salvini -, ma accanto a me voglio una squadra unita. Servono capitani e generali con le truppe”. E ai dirigenti più influenti del partito manda un segnale preciso: “Li aspetto, a fianco, non dietro…”.
Nonostante i sondaggi continuino a fotografare una Lega lontana dai risultati del passato, Salvini ostenta fiducia. “Ho la certezza che vinceremo le elezioni e che la Lega avrà una percentuale a doppia cifra”.
Tra i temi inevitabili c’è quello del rapporto ormai compromesso con Roberto Vannacci. Il leader leghista non nasconde il risentimento per la rottura con l’ex generale. “Non l’ho più sentito, mi freghi una volta ma due no. A maggior ragione da un generale non mi aspettavo che tradisse la fiducia e l’apertura che gli abbiamo dato, gli abbiamo aperto la porta e consegnato il nostro onore…”.
Alla domanda su un possibile accordo politico futuro con Futuro Nazionale, la risposta è immediata: “No. Non mi alleo con uno che la scorsa settimana sul piano casa ha votato contro il governo. Se Vannacci ritiene questo governo un governo di falliti lo penserà anche tra un anno”.
L’intervento entra poi nel terreno tradizionale della propaganda leghista: sicurezza, immigrazione e controllo del territorio. “Dobbiamo militarizzare le stazioni, si può fare. Su sicurezza e immigrazione dobbiamo fare di più. Stiamo andando avanti a lavorare su allargamento del perimetro della legittima difesa e sul risarcimento ai familiari dei rapinatori vittime di legittima difesa, che prendono troppi soldi”.
Parallelamente Salvini cerca di distinguere il proprio progetto politico dalle correnti più apertamente nostalgiche della destra radicale. “Mi sta a cuore la riforma autonomista”; “sogno una Repubblica federale italiana, e mica la fai con i camerati… con quelli che quando si incontrano si salutano con la parola ‘camerati’ (Vannacci, Alemanno, ndr)… Non ci interessa il passato nostalgico, noi guardiamo avanti”.
L’attacco all’islam politico resta invece uno dei pilastri del suo discorso. “Contrastiamo l’Islam inteso come visione politica, non come religione. Vogliamo una legge che vieti anche un metro quadro di spazio a quelle confessioni religiose che non sottoscrivono un accordo con lo Stato italiano per il rispetto della sovranità costituzionale… Non come quelli che sfilavano ieri al Gay Pride e che inneggiano alla presenza islamica in Italia, che è un suicidio”.
Sul piano internazionale Salvini difende parzialmente Donald Trump, pur prendendo le distanze da alcune sue recenti uscite. “Se Trump attacca Meloni attacca anche me e gli italiani. Non mi aspettavo questo suo iperattivismo e penso che debba occuparsi di quello che accade negli Usa. Ma Trump sta facendo l’interesse di quelli che lo hanno votato. La grande assente in questa partita è l’Europa, è Bruxelles”.
Non cambia neppure la sua posizione nei confronti della Russia. “Con la Federazione Russa dobbiamo tornare a avere buoni rapporti, le sanzioni fanno male alle nostre imprese, dobbiamo riprendere a comprare il gas russo, altri Paesi europei lo stanno già facendo e intanto ci danno pure lezioni. Non ho paura della Russia, ho paura dell’invasione dei Paesi islamici. Fosse per me chiuderei il rubinetto degli aiuti all’Ucraina”.
Nel mirino finisce anche la Nato. “L’Italia oggi non è in guerra con nessuno. Rutte avrebbe fatto bene a contare fino a dieci”.
Quando il confronto si sposta sulla politica milanese, Salvini scherza con Cruciani e lo indica come possibile candidato sindaco: “Ci sono ottimi nomi. Un altro potresti essere tu, Giuseppe”.
Poi torna sul tema che evidentemente considera centrale. Nessuna corsa a Palazzo Marino, nessun cambio di ruolo. Il suo obiettivo resta quello annunciato poco prima: “voglio tornare a fare il ministro dell’Interno”.
Un modo per chiudere la giornata trasformando una festa giovanile in una piattaforma per la propria candidatura politica al futuro del centrodestra.
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