FdI sotto pressione per le accuse di legami con il clan Senese: Pd, M5s e Avs chiedono chiarezza sui legami
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FdI sotto pressione per le accuse di legami con il clan Senese: Pd, M5s e Avs chiedono chiarezza sui legami

L'opposizione chiede chiarimenti sui possibili legami tra ambienti della criminalità organizzata e Fratelli d’Italia.

FdI sotto pressione per le accuse di legami con il clan Senese: Pd, M5s e Avs chiedono chiarezza sui legami
Gioacchino Amico
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7 Aprile 2026 - 16.50


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Il Partito democratico chiede chiarimenti sui possibili legami tra ambienti della criminalità organizzata e Fratelli d’Italia. “Le notizie e le conferme delle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese – come Gioacchino Amico – e ambienti della destra ed esponenti di FdI sono ogni giorno più evidenti e ricche di particolari, grazie anche ai fari di luce accesi dal giornalismo d’inchiesta e da trasmissioni come Report”, dichiarano i parlamentari dem membri della commissione Antimafia Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo e Valente.

Al centro dell’attenzione torna anche una nuova puntata di Report, in onda il 12 aprile su Rai 3, nella quale la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci approfondisce nuovamente i rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti collegati al clan Senese. L’inchiesta segue il caso del ristorante aperto dall’ex sottosegretario Andrea Delmastro insieme a Mauro Caroccia, ritenuto prestanome dell’organizzazione. Emergono inoltre nuovi elementi, tra cui un selfie del 2 febbraio 2019 che ritrae Giorgia Meloni insieme ad Amico, oggi collaboratore di giustizia nell’ambito dell’inchiesta Hydra, che riguarda un sistema criminale attivo in Lombardia e fondato sull’alleanza tra ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra, con interessi in narcotraffico, usura e appalti.

Un ulteriore punto sollevato dall’inchiesta riguarda l’accesso di Amico alla Camera dei deputati. Secondo quanto riportato, sarebbe entrato a Montecitorio senza controlli, “come se avesse un tesserino o un accredito speciale”. La circostanza coincide con quanto lo stesso Amico avrebbe riferito agli investigatori dopo aver iniziato a collaborare, sostenendo di aver avuto a disposizione un badge per entrare e uscire dal Parlamento. Tuttavia, la Camera ha precisato che “non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa”.

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I parlamentari del Pd sottolineano inoltre che Amico “ha frequentato nel tempo esponenti politici della destra, in particolare di Fratelli d’Italia – dalla sottosegretaria Frassinetti a una sua collaboratrice, alla senatrice Bucalo”. Richiamano anche la diffusione del selfie con Meloni, probabilmente scattato durante un evento pubblico. Ma il punto più rilevante, secondo i dem, riguarda il presunto accesso ai luoghi parlamentari, che sarebbe avvenuto grazie a rapporti con collaboratori di esponenti di FdI. “Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore? Sono domande ineludibili, come le risposte che attendiamo”, affermano, annunciando iniziative in commissione Antimafia e interrogazioni parlamentari.

Anche su questo aspetto, la Camera ribadisce che non risulta alcun rilascio di tesserini permanenti a nome della persona indicata.

Sulla vicenda interviene direttamente Sigfrido Ranucci, che replica alle parole della presidente del Consiglio: “Nessuno mette in discussione l’onestà della premier, ma lei omette di dare particolari su quello che emerge dall’inchiesta di Giorgio Mottola: questo signore entrava e usciva dal Parlamento perché qualcuno dentro Fratelli d’Italia gli faceva avere un pass. Forse la premer farebbe bene a guardare in casa, dentro FdI, e capire chi e perché dava i pass a questa persona – afferma – Ho visto la risposta della premier ma il problema grave è questa persona che aveva precedenti penali importanti nel momento in cui frequentava ambienti di Fratelli d’Italia, poi è diventato collaboratore di giustizia, vediamo cosa sta raccontando ai magistrati”. Per Ranucci, “è una lettura parziale: il tema è la denuncia del problema, non chi lo denuncia”.

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Sui social interviene anche Nicola Fratoianni: “Giorgia Meloni risponde all’inchiesta di Report e al suo selfie con un condannato per mafia, dicendo che non può sapere con chi fa foto. È giusto, per carità. E nessuno, credo, si sogni di chiederle conto di un selfie. Quello che però dovrebbe chiarire, e per la verità dovrebbe preoccuparla, è la facilità di relazione di alcuni alti esponenti del suo partito con questi personaggi, da quel che continua ad emergere da indagini e inchieste giornalistiche”. E aggiunge: “La persona del selfie sembrerebbe vicina a Fidanza ed è parte dello stesso clan (i Senese) per cui – prosegue il leader rossoverde – è finito nei guai Delmastro. Un pò troppe casualità tutte insieme? Proprio perché rivendica il suo impegno antimafia, Meloni dovrebbe essere in prima linea a cercare di capire se e come sia stato possibile che la sua organizzazione sia stata infiltrata da personaggi della malavita e, se avvenuta, con la complicità di quali dirigenti del suo partito”.

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Intervengono infine i rappresentanti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Antimafia e Giustizia di Camera e Senato: “Giorgia Meloni non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito. Il fango da cui è circondata è la sua classe dirigente, non il giornalismo d’inchiesta, baluardo per la nostra democrazia già ammaccata. Fdi sembra avere una classe dirigente nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali”.

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