"Il razzismo deve essere cibo di tutti o faremo il gioco di meticci e ebrei": questa è l'eredità morale di Almirante
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"Il razzismo deve essere cibo di tutti o faremo il gioco di meticci e ebrei": questa è l'eredità morale di Almirante

Quale può essere l’eredità politica e morale di Giorgio Almirante? Un fascista tra i promotori del razzismo del regime criminale di Mussolini? Vediamo cosa scriveva nel 1942

"Il razzismo deve essere cibo di tutti o faremo il gioco di meticci e ebrei": questa è l'eredità morale di Almirante
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24 Gennaio 2024 - 15.22


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Quale può essere l’eredità politica e morale di Giorgio Almirante? Un fascista tra i promotori del razzismo del regime criminale di Mussolini?

Il 5 maggio 1942 l’esponente fascista scriveva su “La Difesa della razza”: 

«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». 

«Altrimenti – scriveva ancora Almirante – finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

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 Almirante fu segretario di redazione dal settembre 1938 de «La Difesa della Razza», la rivista diretta da Telesio Interlandi che uscì col primo numero il 5 agosto del 1938 e venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno del 1943 per rilanciare l’antisemitismo in termini molto più espliciti ed aggressivi di quanto non fosse mai accaduto in precedenza.



La rivista nella quale scriveva Almirante accompagnò la promulgazione delle leggi razziali volute da Mussolini.

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