Al governo non piace la parola antifascismo e l'ignoranza storica è la sua migliore alleata
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Al governo non piace la parola antifascismo e l'ignoranza storica è la sua migliore alleata

Nel momento in cui si chiede a un giovane (e non solo) di valutare il fascismo eticamente ne vengono fuori affermazioni che sono un mix di revisionismo, negazione di evidenze

Al governo non piace la parola antifascismo  e l'ignoranza storica è la sua migliore alleata
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Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

24 Aprile 2023 - 16.00


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C’è materia per scrivere un piccolo glossario, corredato di citazioni di ministri ed esponenti della destra, di parole che non piacciono alla maggioranza parlamentare regnante: accoglienza e solidarietà verso tutti, integrazione dei migranti, società multietnica e multiculturale, antifascismo e via discorrendo. Sarebbe cronaca da ultima pagina se, le parole in causa, fossero poco importanti, cioè chiacchiere da bar. Invece le parole in questione sono fondanti per il nostro Paese, come l’antifascismo. 

Mi capita spesso, a lezione ed incontri di formazione politica, di confrontarmi con studenti sui pericoli antidemocratici, se non proprio totalitari, in giro per l’Europa. Mi accorgo che, spesso, le opinioni politiche, su ciò che è essenziale in democrazia, non sono fondate storicamente ed eticamente.  Sono per lo più emotive, sono quasi un “like” sui social. Mancano riferimenti a date e fatti, responsabilità in genocidi e stragi, assassini, privazioni di libertà, negazione di diritti fondamentali, razzismo, eliminazione dell’opposizione politica, uso strumentale della religione cattolica. La storia, spesso, in giro per il mondo, si insegna poco e male. Ovviamente, senza una conoscenza dei fatti, non si può formulare un giudizio etico completo, per cui, nel momento in cui si chiede a un giovane (e non solo) di valutare il fascismo eticamente ne vengono fuori affermazioni che sono un mix di revisionismo, negazione di evidenze. Il tutto ridotto a un bazar di opinioni dove l’antifascismo vale quanto il fascismo. Chi lavora nella formazione e nell’informazione ne sa e ne vede tante. Certamente la maggiore responsabilità non è dei cittadini, specie giovani, ma di genitori distratti e poco attenti alla crescita culturale dei figli; di docenti poco preparati culturalmente e didatticamente; di governi e parlamenti che hanno fatto poco per qualificare la scuola, l’università e il mondo dei media, anzi, spesso, proprio niente.

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Se ciò vale per i nostri studenti, vale anche per i nostri attuali politici di destra? Non hanno mai studiato cosa sia il fascismo? Non ne conoscono i suoi orrori? O appartengono a quel numero di italiani a cui il fascismo piace? E perché piace una dittatura che, alleandosi con il totalitarismo nazista, è responsabile di tante atrocità del ‘900? Come le domande, anche le risposte sono tante, di diversa natura (psicologica, storica, etica, culturale, religiosa, informativa). Le carenze storiche e ed etiche li hanno portati a dimenticare che se hanno la libertà, oggi, persino di opporsi alla democrazia ed esaltare le sue negazioni (dittature e regimi totalitari di destra e di sinistra) è perché qualcuno ha pagato – anche con la vita – per la libertà. Un manifesto della Difesa, per questo 25 aprile, dice: “la libertà è come l’aria”. Il manifesto, prima di tutto, dimentica di precisare che la frase è di Piero Calamandrei e dimentica il resto. “La libertà è come l’aria – scrive il professore e costituente – ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni…” (Discorso agli studenti milanesi di Piero Calamandrei, 1955).

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Infatti la libertà è nella ragione e nella volontà della persona; è nelle condizioni sociali, economiche, culturali che la favoriscono; nelle scelte dei governanti che la promuovono, tutelano e la difendono da tutti i fascismi possibili, a destra come a sinistra. Le donne e gli uomini della Resistenza hanno dato la vita per una democrazia libera e seria, un bene vitale, inestimabile e necessario. 

I Resistenti non hanno dato la vita per il teatrino sui termini fascismo e antifascismo, sostituzione etnica, migranti e profughi trattati da pacchi. Al tradimento dell’etica e del buon senso, si unisce l’arroganza di presumere di poter dire quello che si vuole, sentendosi al di sopra della Costituzione. Ci auguriamo che la saggezza e la rettitudine costituzionale del presidente Mattarella si facciano sentire quanto prima. I ministri hanno giurato di essere fedeli alla Costituzione, figlia della liberazione dal fascismo. Su questo non si può scherzare o far finta di niente. Altrimenti questo Paese rischia molto. Non perché possa ritornare il fascismo, ma perché di fatto si sta alimentando una cultura, specie nei giovani (si pensi a certe tifoserie calcistiche), dove offendere e vilipendere persone e istituzioni è ritenuto non solo possibile ma anche di moda e indispensabile per carpire consenso. Il Paese rischia una sorta di fascismo culturale che potrebbe diventare dominante, specie se irrobustito da individualismo e utilitarismo dilaganti. E l’unica difesa, come scrive Aldo Moro nel 1944, è un antifascismo “pensoso, misurato, cauto”.

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