Una 'pace giusta' in Ucraina non si ottiene solamente delegando tutto alla Nato
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Una 'pace giusta' in Ucraina non si ottiene solamente delegando tutto alla Nato

Biden e la diplomazia Usa si mobilitano e si mettono intensamente al lavoro per demolire sul nascere il tentativo di mediazione cinese. Impongono a tutti i paesi Nato di respingere ogni ipotesi di negoziato. Ma non è questa la via

Una 'pace giusta' in Ucraina non si ottiene solamente delegando tutto alla Nato
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Claudio Visani Modifica articolo

21 Marzo 2023 - 15.11


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Non se ne esce. Dopo aver neutralizzato il Papa ora vogliono silenziare la Cina. Nella guerra tra i tre grandi imperialismi per interposta Ucraina dove ci si gioca la supremazia mondiale per i prossimi decenni, Xi Jinping va da Putin con un piano di pace. Per quanto discutibile, è il primo messo in campo, la prima vera azione diplomatica per cercare di fermare l’orrore di questa guerra. E l’Occidente come reagisce? Incoraggia il tentativo, come sembrerebbe logico? Va a vedere le carte? Si inserisce con una propria proposta più ragionevole? Prova a mettere finalmente le parti attorno un tavolo? Macché.

Biden e la diplomazia Usa si mobilitano e si mettono intensamente al lavoro per demolire sul nascere il tentativo di mediazione cinese. Impongono a tutti i paesi Nato di respingere ogni ipotesi di negoziato, perfino di cessate il fuoco. Stanziano altre vagonate di milioni di dollari e fanno pressioni sull’Europa perché si finanzi l’invio di munizioni, altre armi, nuove armi, ancora armi.

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Signori – è il messaggio – la guerra deve andare avanti. L’unica strategia è questa. L’aggressore la deve pagare, noi stiamo con l’aggredito, si può vincere. Può finire solo con la sconfitta totale di Putin e della Russia, il ritiro delle truppe da tutti i territori occupati Crimea compresa. Può finire solo con la “pace giusta” invocata da Zelensky, che se fosse per lui la terza guerra mondiale sarebbe già deflagrata, non quella possibile. Chiunque metta in discussione questa linea, dica o faccia scelte diverse, fa il gioco del Cremlino, è un putiniano. 

Intanto si susseguono gli “incidenti” tra Nato e Russia e aumentano le possibilità che qualcuno possa sganciare una bombetta atomica tattica a basso potenziale per vedere l’effetto che fa, che ne hanno tutti una gran voglia. Perché, sappiatelo, c’è chi da tempo sta cercando di convincere i capi di stato e di governo che con l’evoluzione tecnologica anche il nucleare può essere gestito e non è vero che rischieremmo la fine del mondo. Per non parlare dell’enorme business del mercato delle altre armi, in grado ormai di comprarsi anche la politica. 

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In tutta questa grande e sporca faccenda ci sono tre grandi assenti: l’Onu, l’Europa e la sinistra europea. Hanno tutti delegato alla Nato, al gendarme americano la difesa della democrazia, della libertà, dei nostri valori e princìpi contro la prepotenza della dittatura ex comunista, oggi nella Russia di Putin e domani della Cina di Xi. E questo nei giorni del ventesimo anniversario dell’invasione Usa dell’Iraq per esportare la democrazia e la libertà nel paese di un altro dittatore, Saddam Hussein. E pazienza se poi le armi di distruzione di massa non c’erano e la democrazia non si è radicata, anzi. Lì come in Afghanistan. 

Sembrano aver tutti rinunciato alla propria autonomia di pensiero, di azione, al loro ruolo, al pacifismo. Nemmeno la nuova segretaria del Pd, Elly Schlein, che pure sul resto è partita bene, sulla guerra sembra adeguarsi al diktat atlantista di Letta più che seguire i consigli di buonsenso di Bersani, che ha detto: “I capi militari sostengono che non ci può essere una soluzione militare al conflitto, quindi bisogna trattare. Fissare la linea rossa. Difendere l’indipendenza dell’Ucraina evitando però l’escalation. Bisogna dire a Putin guarda che non passi e a Zelensky che si può e si deve negoziare anche con i russi nei territori occupati”.

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