C’è un futuro per la sinistra di questo paese? “Ho speso tutta la mia vita politica per riunire le culture del riformismo. Il Pd va cambiato, dinamizzato, proiettato. Scioglierlo sarebbe come ripudiare la mia vita, una specie di suicidio, e non ho ancora una volontà suicida. Ma il cambiamento deve essere radicale perché i rapporti con il Paese si sono ristretti molto, vanno ricostituiti”.
Lo dice Romano Prodi. L’ex premier parla di quello che a suo avviso andrebbe fatto prima del congresso: «Qui bisogna ricominciare a parlare con la gente delle cose che si discutono a tavola, quindici o venti argomenti: dagli adolescenti alla droga, al lavoro, alla salute, alla ricerca. Ogni settimana venti persone ma non solo del Pd, anche esperti, ne discutono in rete con decine di migliaia di cittadini. Al sabato il segretario dem o chi per lui va di presenza in una città e ne fa una sintesi» e «dopo si fa il congresso sui nomi per la guida del Pd. È una utopia? Sì, ma questo si fa se si vuole rifare un partito. Prima di eleggere un segretario bisogna comporre una linea politica».
Il nome Pd deve restare, secondo Prodi: «Il nome va benissimo è pieno di significato, meglio di così non si può trovare. Il Paese si è sfibrato negli ultimi vent’anni con i cambi di governi, non si è sfibrato solo il Pd con i cambi di segretari. Bisogna riprendere speranza e dialogare. In Italia abbiamo sempre nuove stelle appunto, perché c’è bisogno di qualcosa che ti faccia sperare e quindi hai sperato in cose evanescenti come i 5stelle».