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Letta e Calenda, la sacra alleanza europeista per incalzare Meloni e sovranisti: ma a che prezzo?

La prossima tappa interna al Pd è il 12 agosto per la lista dei candidati: solo allora si conosceranno i nomi dei dem sacrificati nel nome dell'accordo con Azione.

Letta e Calenda, la sacra alleanza europeista per incalzare Meloni e sovranisti: ma a che prezzo?
Letta e Calenda

globalist Modifica articolo

2 Agosto 2022 - 16.49


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di Phil

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Il risveglio stamani è stato difficile per molti frequentatori del Nazareno. Niente da fare, tutto normale come sempre, ma l’incubo era lì come un’ombra ben visibile anche sul tavolo della colazione. 

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L’incubo del 2018, lo schieramento di Letta che passa dal campo largo all’aia del cortile, Di Maio al posto di Beatrice  Lorenzin, con una sola ‘s’ finale in più, quella che avrebbe inevitabilmente trasformato il Pd in Pds, come solo 24 ore prima aveva profetizzato un ‘cattivissimo’ Stefano Bonaccini davanti all’abituale caminetto dem, convocato per celebrare il prossimo funerale della brevissima relazione con il fedifrago Calenda. 

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A fare il tifo per uno sconfortato Letta sembrava essere rimasta la sola Emma Bonino, ancora riconoscente di essere stata indicata nel 2013 ministro degli esteri nel governo del segretario del Pd, e per gli stessi motivi ancora furiosa con Matteo Renzi che nel 2014 non la confermò. Eppure c’era chi glielo diceva ad Enrico di stare ‘sereno’. Questa volta non per sloggiarlo, ma per rincuorarlo. “Guarda che con Calenda non si può mai dire, magari stamani ha cambiato umore e l’accordo si fa”.

Così Letta arriva alla Camera con mezz’ora di anticipo, come si fa per le grandi occasioni, e a scanso di equivoci, si fa accompagnare ed un po’ sostenere dai suoi cari, Marco Meloni in primis, ma anche le due capogruppo, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. E vabbè che lo sfrontato Calenda decida di presentarsi con ben 45 minuti di ritardo, e varchi l’ingresso di Montecitorio, quando ormai l’agitazione nella delegazione dem è arrivata alla stelle. 

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Poi l’ora e mezzo che ha reso possibile il ‘miracolo ‘imprevisto, infatti le agenzie iniziano a battere i primi flash intorno alle 13,20, la fumata bianca, i dubbi cosmici del leader di Azione dissolti come neve al sole e proprio grazie al sacrificio che il segretario di Sinistra Italiana aveva anticipato ai telespettatori di ‘InOnda’, via dagli uninominali i candidati ‘divisivi’.

Indubbiamente Letta esce vittorioso, l’intesa con Calenda e Della Vedova allontana l’esito elettorale del 2018, e permetterà di fare una campagna sulla sacra alleanza europeista contro lo schieramento sovranista della Meloni e di spingere tutto il possibile verso il voto utile, per schiacciare da una parte Conte e dall’altra Renzi, costretti dal destino a fare una battaglia dalle caratteristiche oggettivamente molto simili.

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Vittorioso il segretario ma con un peso in più molto gravoso sulle spalle: il 30% dei collegi ceduti ad Azione, il diritto di tribuna per le liste alleate, l’affiancamento in campagna elettorale, con tutti i mal di pancia espressi ieri nel caminetto dem da parte di Orlando, di Bettini, di Boccia, sullo ‘strano matrimonio’, che pure 24 ore prima sembrava lontanissimo dall’essere celebrato.

Ora la prossima tappa interna al Nazareno è stabilita il 12 agosto, data in cui presumibilmente Letta convocherà la direzione per leggere la lista dei candidati Pd, solo allora conosceremo i nomi dei ‘donatori’ dem, sacrificati sull’altare dell’accordo Letta-Calenda. In più un’incognita: Renzi da una parte e Conte dall’altra riusciranno a sfruttare questa indedita alleanza da ‘Fratoianni alla Gelmini?

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