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Dal Papeete al millantato Cremlino: Salvini e il cazzeggio mediatico da ridicolo "mediatore

L’ultima sceneggiata riguarda il viaggio di Salvini a Mosca. Quando? A fare che? Per incontrare chi? Neanche Salvini sa dare risposta perché non lo sa. Ma che importa. Nel circo politico-mediatico basta spararla grossa per fare notizia. 

Dal Papeete al millantato Cremlino: Salvini e il cazzeggio mediatico da ridicolo "mediatore
Salvini il putiniano

Umberto De Giovannangeli

28 Maggio 2022 - 17.40


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“La guerra è una cosa seria, buffoni e burattini non la faranno mai”. E’ una strofa di una canzone cult negli anni ’70. Autore: Edoardo Bennato. Oggi diremmo: la guerra è una cosa seria, maledettamente, tragicamente, colpevolmente seria. Buffoni e burattini non dovrebbero maneggiarla. Ma così non è. Almeno in Italia.

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Qui da noi siamo nel regno del cazzeggio mediatico organizzato, soprattutto televisivo. Un “regno” popolato da strateghi da operetta, da tuttologi senza arte né parte, ma con buone entrature nei salotti che contano. E come “ciliegina” che dovrebbe abbellire questa immangiabile torta catodica, l’esperto, vero, da esibire. 

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Ma il fondo lo si tocca quando a “maneggiare£ la guerra sono i “maneggioni” della politica. Gente che fino a quattro mesi fa neanche sapevano dell’esistenza del Donbass, o che se gli chiedevi di “Azov” avrebbero risposto un “buon calciatore”.

Tra i “maneggioni” in servizio permanente effettivo, uno dei più gettonati è Matteo Salvini. Quello del Papeete. 

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Dal Papeete al Cremlino

Ora, la domanda che ci poniamo, noi di Globalist, è la seguente: E’ peggio il “maneggione” leghista o la stampa che gli va dietro? Che prende sul serio le spacconate del Salvini per “creare dibattito”. Siamo alla mortificazione del giornalismo. E sì che neanche il diretto interessato, l’ex ministro dell’Interno (sic) in fondo in fondo ci crede più di tanto. Lui la butta lì, tanto sa che c’è chi abbocca e gli dà spazio. Ma dopo essere stato sputtanato sul piano mondiale dal sindaco di Varsavia, c’è davvero chi, non alterato da qualche mojito di troppo, può credere che Vladimir Putin o anche qualche suo sottoposto che conta, possa avere tempo, voglia, tornaconto per ricevere Salvini? 

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Non scherziamo, per carità di patria. In Russia, propaganda e disinformatia sono roba seria. Putin “pesa” i suoi interlocutori. E oggi Salvini è un peso “piuma”, politicamente parlando. Beh, non è che con Di Maio o la Meloni si faccia un salto di categoria. Dell’ultima prodezza del titolare della Farnesina, abbiamo scritto. Un giornale anticipa un piano di pace sull’Ucraina di cui i due capi belligeranti, Putin e Zelensky, non sanno niente. E per quel poco che i loro addetti stampa gli hanno detto, con le anticipazioni di cui sopra, l’hanno liquidato senza pietà. Della Meloni, l’enciclopedia delle sue sparate internazionali è interminabile. Una per tutte: il blocco navale in Libia. 

Non si tratta di essere d’accordo o no. Si tratta dell’assoluta inconsistenza delle posizioni assunte e propagandate. Buone per un titolo di giornale, niente di più. 

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Un Paese che si rispetti dovrebbe avere cura della sua immagine internazionale, Un Paese che si rispetti dovrebbe curare al meglio la sua politica estera, affidandola a persone serie, competenti, rispettate nei circoli e negli organismi internazionali. In questo senso, l’Italia non è un Paese che si rispetti. Non fatevi abbagliare dalla “meteora” Draghi. Lui è un’eccezione, non certo la regola. E a colmare questo vuoto non basta un corpo diplomatico che per capacità e impegno ha pochi eguali in Europa. 

Non si tratta di esseri nostalgici della Prima Repubblica, ma se pensiamo a chi allora si occupava, dal governo o dall’opposizione, di politica estera e confrontiamo il loro spessore con quelli di oggi, lo sconforto è inevitabile. Qualcuno potrebbe obiettare: ma i nani di oggi sono lo specchio della società che rappresentano. E non è se si pensa al livello del giornalismo l’asticella si alzi di molto. Questa può essere una constatazione oggettiva ma non può valere come giustificazione. Stiamo parlando di guerra. Una guerra nel cuore dell’Europa. Con tanto di minaccia di uso di armi nucleari. Alzi la mano chi si sente non dico garantito ma rappresentato da questi dilettanti allo sbaraglio! Vabbè, direbbe il nostro ipotetico obiettore, non prendiamocela troppo, tanto sappiamo quanto conti l’Italia. E’ vero, ma non è una verità che ci fa onore. Non si può essere sollevati perché non ci si filano.

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Salvini, diicevamo. L’ultima sceneggiata riguarda il suo (presunto) viaggio a Mosca. Quando? A fare che? Per incontrare chi? Domande alle quali neanche Salvini saprebbe dare risposta. Semplicemente, non lo sa. Ma che importa. Nel circo politico-mediatico basta spararla grossa per fare notizia. 

Ricapitoliamo. “I titoli ci raccontano la gravità del rischio che il conflitto si estenda, ognuno mette il suo mattoncino, ma non ho certezze che andrò, ci è stato prospettato ci stiamo lavorando tutto si fa se serve. Certezze non ce ne sono”, dice il segretario della Lega a Rai Radio 1, rimettendo in discussione la possibilità del suo viaggio in Russia per tentare una mediazione sul conflitto in Ucraina. Poi rispondendo a una domanda sul commento del segretario del Pd, Enrico Letta, che aveva definito “strampalata” la sua idea di andare a Mosca commenta: “Perché strampalate? Parlare con i governi è una iniziativa strampalata? Non vado mica a giocare a bocce, non vado mica a vedere il Milan. Si parla con i governi e le istituzioni”.  Alle domande dei conduttori, Salvini ha spiegato: “Per qualcuno ero già partito ieri… Non è un viaggio di piacere in una terra tranquilla in un momento tranquillo. Si fa se serve, ci sono delle richieste che verranno messe sul tavolo, a me interessa che tornino a dialogare parti che si stanno sparando”. Quanto alla reazione del governo italiano, il segretario leghista ha affermato: “Sono piccolissimo, non vado a nome del governo evidentemente, vado rappresentando il sentimento della maggioranza degli italiani. Poi certezze di ascolto o di successo nessuno ne ha. Se poi il viaggio non dovesse realizzarsi, continueremo a fare queste richieste a nome degli italiani”.  I giornalisti insistono, riprendendo i titoli di alcuni giornali che parlano di una sfida a Draghi: “Semmai un supporto. Draghi ha chiamato l’altro ieri in Russia, il mio è un ribadire e un rafforzare, poi non mi voglio sostituire a niente o nessuno. Magari passerò il ponte del 2 giugno con i figli, se invece ci fosse l’opportunità di riuscire a portare queste richieste di cessate il fuoco…”.Alla domanda su quale possa essere la “carta” in mano a lui per riuscire in un compito che per ora non è riuscito ad alcuno, Salvini ha detto: “Ci sono buone relazioni. Le proposte le andiamo a fare tutte. Rappresentiamo gli italiani, tutti coloro che vogliono la pace, abbiamo votato tutti gli invii di armi, ma sono terrorizzato dall’espandersi del conflitto, con altri morti e con altra fame in Italia”.

Avete letto bene: il Milan, le bocce… E quel “vado rappresentando il sentimento della maggioranza degli italiani”. Se non è cazzeggio questo. Ma si sa: domani è un altro giorno. Altre sparate sono in canna. Pronte per essere rilanciate in una non stop televisiva. E poi ci si stupisce perché fuori dai confini nazionali, non ci prendono sul serio.

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