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Il leghista Rixi e il Daspo di Kiev: "Sgradito all'Ucraina perché andai in Crimea, ma lo feci per tutelare le aziende"

Edoardo Rixi è ritenuto da Kiev insieme ad altri membri del suo partito come favorevole all'annessione russa della Crimea. Ma lui non ci sta: "Stavo agendo come assessore della Regione Liguria, i rapporti commerciali sono importanti"

Il leghista Rixi e il Daspo di Kiev: "Sgradito all'Ucraina perché andai in Crimea, ma lo feci per tutelare le aziende"
Edoardo Rixi

globalist

29 Marzo 2022 - 14.42


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Il leghista Edoardo Rixi risulta in una lista di politici ‘sgraditi’ all’Ucraina, perché ritenuto a favore dell’annessione russa della Crimea del 2014. All’epoca, il leghista si era recato a Mosca e poi anche nella stessa Crimea, viaggio che gli è valso un daspo da parte delle autorità di Kiev insieme ad altri esponenti del partito e lo stesso Silvio Berlusconi. 

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Ma Edoardo Rixi non ci sta: “Il Daspo di Kiev nei miei confronti? Penso che sia ancora lì, è una cosa che è arrivata alla regione Liguria, non certo a me in quanto leghista. Io mi sono mosso a tutela delle aziende da assessore regionale allo sviluppo economico, per dare una mano alle nostre imprese che operavano in quella zona”. 

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“Sono stato a Mosca con il presidente Toti nel 2016, poi in Crimea nel 2017, la mia era una visita istituzionale”, sottolinea. Per il deputato genovese “sono incomprensibili queste polemiche di oggi, al tempo c’era la necessità di dare sostegno alle tante realtà produttive della mia regione, le sanzioni” a Mosca “noi già lo avevamo capito che erano un problema anche per noi”.

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Sul viaggio che gli è costato la protesta di Kiev alza le mani: “Se mi manda il mio presidente di Regione io vado”, sottolinea il fedelissimo di Matteo Salvini, ricordando di essere andato in missione anche in Usa, in Germania e a Bruxelles in quegli anni. La regione Liguria, la città di Genova sono la cornice in cui si è mosso Rixi. “Noi abbiamo avuto un forum con le imprese russe, si tratta di eventi periodici con le nostre imprese, una cosa che risale anche a prima che io divenissi assessore”. 

“Certo – ricorda – la Liguria, come altre regioni, era critica sull’efficacia delle sanzioni, sugli effetti sulla nostra economia. Ma non siamo andati mica per dare un riconoscimento alla Crimea russa, ci siamo mossi d’intesa con il Consolato di Nervi, in regione ci sono almeno tre città gemellate con località russe, fa parte della nostra storia, sin dai tempi di Burlando”.

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Ma il daspo da Kiev è arrivato lo stesso “e io non voglio sindacare su questo, sul provvedimento ucraino, certo se però la Farnesina che avevamo avvisato del nostro viaggio istituzionale, fosse intervenuta prima, evitando questo problema, sarebbe stato meglio”.

Poi Rixi qualche sassolino dalle scarpe se lo leva, dopo la frecciata alla Farnesina: “Io – avverte – penso che la Crimea debba decidere dove stare, serve magari un nuovo referendum, questa volta gestito dalla comunità internazionale, magari dalle Nazioni unite”.

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“Non ho mai conosciuto Putin, no l’ho mai visto in vita mia, ma penso che più i rapporti commerciali sono sviluppati e meno guerre ci sono”, dice ancora Rixi. “Io – conclude – sono ‘figlio’ di una repubblica marinara, quella della mia città, di Genova, che ha fatto la storia per 200 anni senza fare guerra a nessuno, che trattava con tutti. Ora spero si blocchino le armi, occorre far cessare la guerra ai russi, dare spazio ai negoziati, che sembrano avviati, purtroppo in ritardo”.

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