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Giorgetti sul caro bollette: "Non vogliono fare uno scostamento di bilancio e si raschia il fondo del barile"

Il ministro per lo sviluppo economico: “Il credito d'imposta al 20% sugli aumenti in bolletta rispetto al 2019 si può aumentare in base alle risorse disponibili”

Giorgetti sul caro bollette: "Non vogliono fare uno scostamento di bilancio e si raschia il fondo del barile"

globalist

13 Febbraio 2022 - 11.24


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Il ministro Giorgetti in questi ultimi giorni è diventato polemico ed irritato per le scelte intraprese dal governo. Dopo la sferzata al Super bonus sull’edilizia che per lui rischia di generare inflazione, ora se la prende perché non è stato fatto uno scostamento di bilancio, utile per affrontare il tema urgente del rincaro dei costi dell’energia.

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“Non si vuol fare uno scostamento di bilancio già a inizio anno, che invece servirebbe, dunque si raschia un po’ il barile per trovare cifre importanti anche se non risolutive.
Tutti pensano all’industria energivora classica, da aiutare. Ma anche per una pizzeria o una piscina l’energia è il 30% del conto economico”. E’ quanto afferma il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti in un’intervista a ‘Il Corriere della sera’.

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Quanto a eventuali misure contro il caro energia Giorgetti suggerisce che il “credito d’imposta al 20% sugli aumenti in bolletta rispetto al 2019 si può aumentare in base alle risorse disponibili. Di certo per distribuire reddito bisogna produrlo e se non tuteliamo i settori industriali, non ci saranno risorse”.

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E dunque, per Giorgetti il nodo è nella crisi della manifattura: “I politici dovrebbero andare nelle fabbriche a vedere cos’è la creazione di ricchezza. Qui se un benestante si ristruttura casa a spese dello Stato mentre l’industria non ce la fa a andare avanti, qualcosa non mi quadra”.

Inoltre, sul fabbisogno energetico, alla luce anche del passaggio all’elettrico delle automobili il ministro dello Sviluppo sostiene che “le rinnovabili sono una risposta, ma non la sola. Per fortuna il gas è tornato fra le fonti ammesse in Europa per la transizione. Dobbiamo diversificare al massimo i fornitori, rafforzare i rigassificatori, aumentare la produzione nazionale. Ma anche qui, niente illusioni: non si tornerà ai prezzi bassi di due anni fa, perché la Cina deve uscire dal carbone e inizierà a drenare molto gas”. E sul nucleare afferma:
“Invidio Emmanuel Macron, che annuncia sei nuove centrali nucleari. Da noi purtroppo è un tabù”.

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