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Meloni, parole scomposte: "L'antifascismo arma surreale contro l'avversario politico"

L'estremista di destra parla con Vespa e racconta la favoletta dei missini che volevano la memoria condivisa. Peccato che non ci sia nulla da condividere con la dittatura e che hanno sempre denigrato i partigiani

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

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31 Ottobre 2021 - 09.12


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Ancora una volta parole livorose dalla capa di un partito dove molti militanti e dirigenti commemorano il Duce e dove il 25 aprile è visto come un giorno di ‘lutto’ perché loro idealmente si sentono con i nazi-fascisti, gli stessi della repubblica fantoccio di Salò, delle stragi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, mentre le prese di distanza parziali, tardive e non si sa se davvero sincere non bastano.

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‘L’antifascismo nella storia repubblicana e ancora oggi non è il precetto costituzionale che vieta ovviamente la ricostituzione del disciolto Partito fascista. E’ un’arma politica surreale utilizzata contro l’avversario politico, a seconda delle circostanze, da Berlusconi in poi”.

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Parole Giorgia Meloni 

“Alla vigilia di ogni elezione – aggiunge la leader di Fdi – l’onda nera scatta insieme con la par condicio televisiva. Così nei dibattiti mentre agli altri si chiede come pensano di abbassare le tasse, a me si chiede conto di quel che è avvenuto 80 anni fa”.

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Molti dei dirigenti di Fratelli d’Italia sono in politica con lei dai tempi della giovinezza. Come avete affrontato il tema fascismo/antifascismo?, chiede Vespa. ”Fin dai tempi del Fronte della Gioventù abbiamo scritto manifesti invocando una memoria condivisa. Da ragazzi promuovevamo incontri tra partigiani e reduci della Repubblica di Salò, perché si potesse imparare dal dolore della guerra a non dividersi in futuro, a metabolizzare un sistema di valori comune. La sinistra non ce lo ha mai riconosciuto, e si capisce perché dal fatto che ottant’anni dopo la fine della guerra usa ancora quelle vicende per calcolo elettorale”, sottolinea Meloni.
Meloni dimentica che la sinistra non ha mai riconosciuto il tentativo revisionista di mettere sullo stesso piano una dittatura sanguinaria con chi lottava per la libertà, mettere sullo stesso piano aguzzini e vittime.
Senza considerare il decennale disprezzo che i fascisti, post-fascisti e via discorrendo hanno dimostrato verso la Resistenza e chi ha portato la democrazia in Italia.

Il rapporto con Salvini

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”Se vinceremo le elezioni, per il consiglio dei ministri, ho in mente nomi di persone esterne a Fratelli d’Italia, ma con noi compatibili. Persone della società civile con cui intrattengo rapporti che hanno grande competenza e il coraggio che serve”. Lo dice Giorgia Meloni a Bruno Vespa nel libro ”Perché

Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)”, in uscita il 4 novembre per Mondadori Rai libri. Alla domanda di Vespa se ci sarà mai un governo Meloni, il presidente di Fratelli d’Italia risponde: ”Questo va chiesto agli italiani. In ogni caso non dovremo fermarci al mio nome”.

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I contrasti con Salvini hanno raggiunto momenti paradossali, osserva Vespa. ”Abbiamo due caratteri molto diversi – risponde Giorgia Meloni – Io diretta al limite dello sgarbo, lui più riflessivo. Abbiamo avuto, a volte, una difficoltà obiettiva a capirci”. Addirittura non vi siete parlati per settimane…”E’ accaduto, ma molta rivalità è stata costruita dagli altri. Quando noi eravamo un piccolo partito, arrivava gente che mi diceva: Salvini ti distruggerà. Adesso a lui dicono il contrario. Ma sul territorio le coalizioni sono sempre state unite. E anche noi due ci siamo ritrovati bene”.

”E’ un rapporto dipinto peggio di come è – dice Matteo Salvini nel libro di Vespa – Fino a metà luglio le cose andavano abbastanza bene. Poi Fratelli d’Italia voleva uno spazio che non gli è stato dato nel Consiglio d’amministrazione Rai e questa vicenda ha avvelenato i pozzi. Ma dopo il trattamento mediatico che abbiamo subito per le vicende Morisi e Fidanza abbiamo capito che se procediamo divisi, magari prendendoci a sberle, non andiamo da nessuna parte. Se siamo uniti è tutto un altro paio di maniche…”.

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