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Albertini critica Salvini: "Avrebbe dovuto confermare l'audio su Giorgia Meloni"

L'ex sindaco di Milano duro anche con Fratelli d'Italia: "Il partito dell'ordine è il partito che fa disordine".

Gabriele Albertini
Gabriele Albertini

globalist Modifica articolo

23 Ottobre 2021 - 11.29


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Sono mesi che Salvini e Meloni navigano in acque torbide anche se i due hanno sempre respinto le teorie che li vedevano divisi. Tuttavia dopo l’audio rilasciato dal ‘Foglio’, in cui capitan Nutella criticava fortemente la capa di Fratelli d’Italia, non ci sono più troppi dubbi.
Matteo Salvini “è stato bravissimo, è stato sincero, gli faccio gli applausi”. Ma perché continua a ripetere “non sarà un audio a farci litigare, io e Giorgia andiamo d’accordissimo”? Dovrebbe dire “confermo tutto. Non nego nulla”.
Lo ha detto Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, in un’intervista al ‘Il Foglio’, commentando il fuorionda rivelato da ‘quotidiano diretto da Claudio Cerasa, in cui il leader del Carroccio commentava l’operato di FdI nei confronti del governo Draghi. Meloni è una “rompiscatole” come ha detto il leader della Lega? “Il suo partito dell’ordine è il partito che fa disordine – ha spiegato Albertini -. Salvini ha detto la verità”.
Poi, a chi gli chiede di Meloni, che ha spiegato ai suoi parlamentari che “di Milano chi se ne frega” e che delle amministrative “non me ne importa” Albertini, ha aggiunto: “Milano non può essere minimizzata.
L’italia comincia da Milano. E non solo. L’editto di Milano segna l’avvento del cristianesimo. E poi ci sono le Cinque giornate di Milano. Ed è Risorgimento. E’ la città laboratorio del nuovo anche nelle crisi. Mussolini prende il treno da Carobbio e marcia su Roma. E poi c’è la Milano della Resistenza, quella del miracolo economico e di De Sica”.
Secondo Albertini, Meloni lì ha detta perché a Milano, la leader di FdI ha punito Salvini in casa.
“Si è opposta a candidati di valore, ha detto di no all’ipotesi di ticket, con me vicesindaco, che mi era stata proposta da Salvini e Giorgetti – rimarca albertini -. Fdi ha risposto che avrei offuscato il candidato sindaco. Magari lo avrei aiutato ad allargare il consenso” ma “chi ha detto no alla mia candidatura mi ha in realtà fatto un regalo. Sono andato a Merano a riposare. Voglio solo raccontare che la sconfitta disastrosa di Milano non è stata tutta colpa di Salvini. E’ stato l’unico a fare campagna elettorale”. Salvini e Meloni “si fanno fotografare sorridenti. Ogni giorno se le danno – osserva Albertini -. Non sono capaci di stare insieme. Possono vincere le elezioni ma non sono ancora pronti per governare”.
“Sento che cercano” un federatore “ma nella destra non ci sono federatori – fa notare ancora -. Nel paese c’è un solo grande federatore- pacificatore che è Draghi, un degno monarca e, mi viene da dire, per grazia della nazione e volontà di Dio. Governa con calma distesa e determinazione garbata. Mentre i partiti si frantumano”. I
moderati di Berlusconi, nel frattempi, “si rimpiccioliscono – aggiunge Albertini -. Più Forza Italia si rimpicciolisce e più aumenta la litigiosità. I parlamentari cercano zattere. Si preparano alla diaspora. La diaspora è la parola della destra”. Su Berlusconi al Quirinale, “nessuno ha avuto i processi che ha avuto lui. Nessuno è stato più perseguitato di lui” si limita a far notare. Il partito dei “rompicoglioni”, secondo l’ex sindaco di Milano, è composto “da chi chiede di andare a votare adesso. Da chi pensa che eleggendo Draghi al Quirinale si possa tornare a elezioni” e Meloni “mi sembra che sia rimasta l’unica a chiedere elezioni. Sa benissimo che il suo prodotto politico si potrebbe presto deteriorare. Ha bisogno di accelerare adesso e fa quel tipo di opposizione. Il suo non è neppure carisma. La sua è politica della sensazione. La politica dello spariamola grossa”.
Nella Lega, invece, “ci sono due satanassi antieuro come Borghi e Bagnai. Sono quanto di più lontano ci possa essere da me. La crescita, il futuro di Salvini si misura dalla sua capacità di rimanere governista” chiosa Albertini che aggiunge: “è un percorso fatto anche di strappi interiori. Salvini è tormentato, incerto. Ma deve continuare a fare il governista”. Quanto a Draghi “io lo vorrei ancora premier. Ma potrebbe essere il giusto presidente della Repubblica che è la carica del primo magistrato d’italia. Potrebbe guidare l’europa.
Può fare tutto”. Salvini, quindi “su Milano ha parato il colpo. Sulla Meloni ha detto il vero. Io non posso che complimentarmi. Bravo, ancora” conclude.

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