Savoini, commercialisti, Morisi: quanto è 'cristiano' e garantista Salvini se gli fa comodo
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Da marcire in galera e buttare la chiave per gli altri alla mano testa quando la droga passa attraverso i suoi collaboratori. La doppia morale.

Salvini

Salvini

globalist 27 settembre 2021

Salvini il garantista, quello che promuove i referendum sulla giustizia con i radicali e che nello stesso tempo vorrebbe un sistema carcerario degno di un paese autoritario o dittatoriale.
Con l’espressione “deve marcire” in galera ha bollato tutta una serie di episodi criminali (soprattutto se criminali).
Poi deve marcire in galera Cesare Battisti e dovevano marcire in galera tanti altri.

Poi c’era la saga del “buttare la chiave”. Anche qui riferito in preferenza agli autori di crimini comuni, specialmente se immigrati, nei o rom.
Poi le prese di posizione sulla droga e la condanna senza se e senza ma di chi finiva insediato in vicende che riguardassero lo spaccio, fino alle parole grevi contro Stefano Cucchi, ucciso in seguito alle botte ricevute dai carabinieri, contro il quale Capitan Nutella non ha mai mostrato particolare pietà.


E infine dichiarazioni forcaiole o quasi di fronte a episodi di cronaca commessi da immigrati o neri, vicende giudiziarie di qualche avversario politico.
Bastava un soffio e i suoi avversari erano già colpevoli e si invocava l’apocalisse.

Poi? Poi si scopre che se si tratta di Savoini (quello che andava a chiedere i soldi ai russi spendendo il nome di Salvini che non lo ha mai querelato) dei commercialisti della Lega (quelli condannati in primo grado ma che Salvini ha sempre politicamente coperto) e Morisi, il Capitan Nutella dei bei tempi della Bestia che lo celebrava anche per le sue predilezioni gastronomiche è diventato improvvisamente garantista e soprattutto cristiano. Pronto a dare una mano.


Magari potrebbe dare anche una mano ai detenuti pestati da quegli agenti infedeli a cui ha dato la solidarietà, alle studentesse americane stuprate dai carabinieri mentre lui si affannava a dire di non credere alla vicenda e a tanti altri.
Sia cristiano e garantista con tutti coloro che hanno sbagliato. E sia cristiano e compassionevole con le vittime dei reati.
Senza riservare (metaforicamente) la forca per gli avversari e invocare l’impunità per gli amici.
In ultima analisi: no alla doppia morale.