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La speculazione di Meloni: "I morti della seconda ondata colpa dell'impreparazione di Conte"

La capa di Fratelli d'Italia dà la colpa al governo dell'epoca e dimentica che per tutta l'estate ha difeso la movida dei ricchi e delle discoteche

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

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1 Giugno 2021 - 07.38


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Ormai i livelli di speculazione politica non sono inferiori a quelli di Salvini con la quale contende lo scettro dell’estrema destra.
E oltre a ciò dimentica che ha passato tutta l’estate a difendere la movida dei ricchi e delle discoteche che tanto ruolo hanno avuto nel causare il ritorno dei contagi.

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“I morti della seconda ondata sono arrivati soprattutto perché non ci si è preparati, non perché non abbiamo chiuso abbastanza i ristoranti. Il mezzo pubblico è un cluster più del ristorante, eppure nessuno ci ha lavorato. Sulle scuole ci siamo mossi sui banchi a rotelle, quando è normale che sui banchi a rotelle ti muovi di più e il distanziamento diventa più complicato”.
Così Giorgia Meloni, ospite di Porta a Porta su Rai1.
“La seconda ondata era stata annunciata, io mi ricordo che in una lunga telefonate sulle elezioni regionali con Giuseppe Conte, in cui io chiedevo si votasse ad ottobre e non a settembre, lui mi diceva che a ottobre non si sarebbe votato perché si temeva la seconda ondata, quindi si sapeva ci sarebbe stata”, dice ancora la leader di Fdi.

“Basta con le limitazioni alla libertà degli italiani” (ma non legge il numero dei morti?)
E’ il solito disco rotto quello della capa di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che in un’intervista al Corriere della Sera – cavalcando l’onda del malcontento popolare – ha parlato di “patriottismo” e licenziamenti.
Temi che tratterà nell’incontro in programma giovedì 3 giugno con il premier Mario Draghi.
“Il risultato non lo cerco per me, ma per gli italiani. Ho detto che avremmo fatto un’opposizione patriottica e responsabile, non cambio idea. Quindi solleverò il tema delle limitazioni della libertà personale che non può più essere sottaciuto, insisterò perchè si acceleri quanto più possibile sulle riaperture interrompendo la continuità di azione – su questo piano – con il governo Conte”. 
La leader di FdI ha proseguito: “Purtroppo non basta bloccare i licenziamenti per salvare posti di lavoro, bastasse un editto del governo sarebbe tutto più facile. Il vero problema da affrontare è che il 40% delle aziende rischia la chiusura, con il risultato che milioni di italiani finirebbero per strada in ogni caso”, ha sottolineato Meloni, per la quale “bisogna concentrarsi sula tenuta delle imprese, sulla loro continuità. Per paradosso, imponendo il blocco dei licenziamenti si favoriscono i più spregiudicati, quelli che non si fanno scrupolo a chiudere l’attività, licenziando tutti e magari non pagando tasse e fornitori, per poi riaprire una nuova attività con una diversa ragione sociale. Dovremmo invece aiutare gli imprenditori che assicurano la continuità di impresa”.
Nel centrodestra “personalmente non ho velleità di fusione, credo l’esperienza del Pdl abbia dimostrato quanto sia difficile quel percorso. Ma escludo che una eventuale federazione o unione tra Lega e FI possa nascere per isolare FdI, perchè senza di noi si perde, lo dicono i numeri – ha affermato ancora Meloni -. Semmai, un maggior coordinamento delle forze del centrodestra di governo serve per opporsi all’aggressività della sinistra. Sul partito di Brugnaro, considero naturale che la politica si adatti alla realtà del momento. Io ho fondato un partito che va bene, la diversità è ricchezza, non è un problema se ne nascono altri. L’importante è sapere per fare cosa”.

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