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Spirlì contro la legge Zan: "Già non si può più dire negro e zingaro ora ci tappano ancora di più la bocca"

Il presidente ad interim della Calabria: "Fra poco dovremo stare attenti a come respiriamo per non finire in tribunale"

Nino Spirlì
Nino Spirlì

globalist

28 Maggio 2021 - 15.25


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Il presidente della Regione Calabria Nino Spirlì, della Lega, a La Zanzara ha parlato del ddl Zan esprimendo tutta la sua contrarietà a riguardo.
“Se mi chiameranno in audizione sulla legge Zan ci andrò sicuramente. Non sono d’accordo e invece sono per la proposta del centrodestra che è molto più umana, più rispettosa e non crea categorie. La legge Zan censura, tappa la bocca e mette paura alla gente di usare le parole. Questa è la santa verità”.
“Esistono gli stati d’animo – ha proseguito – che disprezzano, non le parole, fra poco dovremo stare attenti a come respiriamo per non finire in tribunale. Si può usare la parola frocio? Sì, se non è usata in modo dispregiativo la userò e continuerò a usarla. Se noi la utilizziamo per un gioco o perché la leggiamo in un libro corriamo il rischio di essere accusati. La legge Zan è un capestro, una forca caudina. Cerca di tappare la bocca e impedire la libertà per cui abbiamo combattuto duemila anni e adesso dobbiamo stare attenti a quello che diciamo. Vi rendete conto che già non possiamo utilizzare parole come zingaro, negro, siamo alla follia. Le parole non sono armi, se non quando caricate a pallettoni da chi le pronuncia”.

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