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Conte: "E' difficile gestire una maggioranza larga, nessun attrito con Draghi"

L'ex premier poi parla del suo periodo da presidente del Consiglio: "Il mio governo è caduto per una convergenza di interessi, non credo che Renzi avesse accettato di cedere il potere a un tecnico”.

Conte e Draghi
Conte e Draghi

globalist

8 Maggio 2021 - 08.31


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Parte dalla sua esperienza di governo, da quando Renzi decise di rendersi indipendente e far saltare il banco chiamandosi fuori dalla maggioranza.

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L’ex premier Giuseppe Conte, ora capo politico del M5s racconta la sua esperienza a capo del paese.

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Il suo governo è “caduto per una convergenza di interessi”, ma dopo mesi di “logoramento”. Renzi “non so se puntasse davvero a questa soluzione della crisi: un politico non accetta facilmente di cedere il potere a un tecnico”.

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Poi parla dell’attuale governo: smentisce di aver avuto attriti con Draghi.

Ora c’è da augurarsi che possa andare avanti, a causa degli attriti soprattutto con il centro-destra, anche se Conte non fa nomi: ”E’ difficile gestire una maggioranza con un perimetro molto largo”, ma “sarebbe l’Italia a rimetterci se questa esperienza si interrompesse”.

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“E’ chiaro – rileva Conte, partendo dalla crisi del suo governo – che alcuni settori economici e politici volessero voltar pagina. Non ho elementi invece per dire se ci fossero anche degli incroci internazionali. Può essere che in questa operazione Renzi si sia prestato”. Ci furono responsabilità collettive: “Per mesi ci fu un’opera di logoramento. Ogni giorno si parlava solo di rimpasto”.
Che non corresse buon sangue con Draghi è “un falso costruito ad arte”.

E “solo pensare che mi fossi messo di traverso… Ci sono passaggi in cui deve prevalere il senso di responsabilità – sottolinea – Altrimenti si perde credibilità”.

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“Semmai – rimarca – mi sono preoccupato perché l’entusiasmo eccessivo che ha accompagnato l’avvento di Draghi, all’inizio ha rischiato di provocargli un danno. L’idea che un uomo da solo possa risolvere le cose falsa la realtà. Lo so per esperienza diretta che per costruire un processo riformatore c’è bisogno di tempo: non è che, varata una legge, si risolva il problema

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