La vergognosa riforma sarda (votata da destra e sinistra): moltiplicate province e città metropolitane
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La vergognosa riforma sarda (votata da destra e sinistra): moltiplicate province e città metropolitane

Le province passano da 5 a 8 e triplicano i comuni della Provincia di Cagliari: la riforma approvata in Consiglio Regionale

Consiglio regionale Sardegna
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2 Aprile 2021 - 07.34


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Ennesima riforme delle Autonomie Locali in Sardegna, la seconda in cinque anni.

Ripristinate 4 Province già cancellate nel 2016, triplicati i Comuni dell’attuale Città metropolitana di Cagliari (ne aggiunge 54 agli attuali 17) e istituita quella di Sassari. Lo racconta bene sull’Agi.it Roberta Secci. 

Il riassetto degli enti intermedi comporterà più spese, al momento solo stimate, la cui copertura finanziaria è dubbia, secondo quanto evidenziato da parte dell’opposizione.

A regime le nuove Province costeranno alle casse pubbliche maggiori oneri per 835 mila euro l’anno, di cui 250 mila per gli amministratori, 225 mila per i revisori e 360 mila per i segretari, secondo la relazione tecnica allegata al testo, approvato, fra gli applausi, dal Consiglio regionale coi voti della maggioranza di centrodestra e di buona parte dei consiglieri del centrosinistra, spinti soprattutto da ragioni di rappresentanza dei territori in cui sono stati eletti.

I festeggiamenti, dunque, sono stati bipartisan fra i banchi del Consiglio regionale, soprattutto tra coloro che hanno sostenuto la riesumazione delle Province cancellate. “È una buona riforma, che accoglie le istanze dei territori”, sostiene Pierluigi Saiu (Lega), presidente della Prima commissione (Autonomia).

“È un altro tassello importante per la creazione di una Sardegna moderna”, la definisce il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais (Lega), “sempre più vicina al cittadino, in cui finalmente tutti i territori dell’isola hanno parità  di trattamento”.

“Una riorganizzazione in chiave federalista”, commenta il presidente della Regione, Christian Solinas (Psd’Az), “con più autonomia e protagonismo dei territori, e maggiori servizi che si traducono in più possibilità per i giovani e rappresentano formidabili armi di contrasto allo spopolamento e all’esodo giovanile”.

I costi stimati di quella che l’assessore agli Enti locali, il sardista Quirico Sanna, ha definito “riforma dal basso”, non sono definitivi. Per quest’anno, le spese previste ammontano a 796 mila euro.
I maggiori oneri dipendono dal fatto che dagli attuali 5 enti intermedi si passa a 8.

Cosa cambia con la nuova legge – La Sardegna avrà due Città metropolitane: Sassari con 66 centri e le funzioni della Provincia soppressa e delle unioni dei comuni, e Cagliari con 71, che erediterà le funzioni del Sud Sardegna. 
Le Province saranno sei: a Oristano e Nuoro, con circoscrizioni modificate, si aggiungeranno le riesumate Sulcis-Iglesiente, Ogliastra, Medio Campidano e Gallura, che prima della cancellazione costavano circa 38 milioni l’anno, come ha ricordato il Progressista Massimo Zedda.

L’ex Provincia di Olbia-Tempio è stata ribattezzata Sud-Est Sardegna, con un emendamento trasversale sostenuto dai consiglieri galluresi.

La ‘liquidazione’ della Provincia del Sud Sardegna, sarà affidata a un commissario di nomina regionale, mentre le altre saranno gestite da amministratori, sempre scelti dalla Giunta, fino alle elezioni di secondo livello, da svolgersi entro il 31 dicembre prossimo.

Il testo unificato, che nelle scorse settimane ha animato polemiche sui social, anche a livello nazionale, riscrive la riforma del 2016, voluta dall’allora maggioranza di centrosinistra, con cui erano nate la Provincia del Sud Sardegna e la Rete metropolitana di Sassari.
Entrambe sono state soppresse durante il lungo iter a singhiozzo in Aula, causa controversie nella maggioranza di centrodestra su tre nodi, sciolti dopo interminabili riunioni e continui rinvii delle sedute dell’Aula: il commissariamento della Città metropolitana di Cagliari (poi saltato, per lasciare le redini al sindaco metropolitano Paolo Truzzu, FdI); lo slittamento delle elezioni comunali al prossimo autunno, data l’emergenza Covid (approvato con un emendamento della Giunta); le competenza in materia di concessioni demaniali marittime, che la Regione ha deciso di togliere ai Comuni costieri, dopo una diatriba con sei amministrazioni che non le avevano prorogate fino al 2033.

Il referendum consultivo – L’ultima parola sulle adesioni a ciascun ente intermedio spetterà alle comunità interessate, che potranno esercitare l’opzione di distacco dalla Città metropolitana o dalla Provincia cui sono state assegnate in prima battuta: è previsto un referendum consultivo, indetto dalla Regione con un unica tornata per tutti i centri interessati, nel caso i consigli comunali interessati abbiano deliberato il distacco senza raggiungere l’unanimità o se la consultazione sia richiesta da almeno un terzo degli iscritti nelle liste elettorali del Comune.

Le Unioni di Province – Il testo unificato introduce la possibilità per le Province di associarsi, per formare Unioni di massimo tre Province per la gestione associata di funzioni e servizi. Ogni Unione potrà stipulare convenzioni e dovrà dotarsi di uno schema di statuto per definire i propri organi, la sede legale, modalità di funzionamento, funzioni e servizi da esercitare in forma associata.

“Oltre alle due Città metropolitane di Cagliari e Sassari, in Sardegna ci saranno altri due blocchi”, argomenta il consigliere regionale del Pd, Roberto Deriu, già presidente della Provincia di Nuoro “In quello ad est potranno entrare a far parte le Province di Olbia-Tempio, Nuoro e Ogliastra. Nell’altro, a sud-ovest, Oristano, Sulcis-Iglesiente e Medio Campidano”.

Le posizioni dei partiti – Alla riorganizzazione degli enti locali si sono opposti formalmente il M5S (anche se l’ex capogruppo Desirè Manca, sassarese, ha votato sì all’istituzione della nuova Citta’ metropolitana) e i Progressisti (con qualche distinguo), nella minoranza. Nel centrosinistra soprattutto dal Pd, che pure ha votato a favore, sono arrivate critiche all’allargamento della Città metropolitana di Cagliari.

Nel centrodestra, invece, si sono sfilati i Riformatori sardi, che nel 2012 erano stati fra i sostenitori del referendum consultivo regionale col quale i sardi si erano pronunciati senza esitazioni per l’abolizione non solo delle quattro Province di nuova istituzione ma anche di quelle ‘storiche’, sulla scia del forte sentimento ‘anticasta’ di quel periodo.

Il “riassetto territoriale” si propone – così dichiara l’articolo 1 della legge – di favorire l'”equilibrio territoriale tra le diverse aree della Sardegna e di promuovere opportunità di sviluppo e di crescita uniformi e omogenee nell’isola”. Il relatore di maggioranza Antonello Peru (Udc-Cambiamo), forte sostenitore della Città metropolitana di Sassari, sostiene che questa legge pone le basi di un “federalismo sardo nel quale le comunità locali sono protagoniste e motore dello sviluppo”.

Il Cal, Consiglio delle autonomie locali, ha auspicato il ripristino dell’elezione diretta di presidenti e consigli provinciali per “assicurare a tutti i cittadini il diritto di accesso alle cariche elettive”.
Al momento le Province (Sassari, Oristano, Nuoro e Sud Sardegna) sono governate da amministratori straordinari nominati dalla Giunta regionale (le prime tre sono commissariate dal 2013) e le previste elezioni di secondo livello sono state negli anni sempre rimandate. 

 

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