Lo storico Canfora: "Il governo Draghi? Penso che per il Pd e i partiti sia la morte".
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Lo storico Canfora: "Il governo Draghi? Penso che per il Pd e i partiti sia la morte".

Il Professore emerito dell’Università di Bari: "Dice Machiavelli rispetto all’andamento ciclico delle forme politiche: se questo cerchio si ripete, poi le repubbliche muoiono. Siamo già alla seconda volta..."

Lo storico Luciano Canfora
Lo storico Luciano Canfora
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

3 Febbraio 2021 - 17.14


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“Il governo Draghi? E’ la morte del Pd” e del sistema dei partiti. Inizia con questa amara considerazione il nostro colloquio con il professor Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, una “coscienza critica” della sinistra che non ha mai avuto peli sulla lingua o interessi di bottega da coltivare.

Una voce libera, cosa sempre più rara nell’Italia d’oggi. Professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), Tra i suoi libri, ricordiamo: Fermare l’odio (Laterza); Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano (Laterza); Il presente come storia; Europa gigante incatenato (Dedalo), e il recentissimo La metamorfosi (Editori Laterza), sulla storia del Pci nel centenario della sua fondazione.  

La scelta di Mario Draghi, al di là dell’indiscutibile valore della persona, rappresenta davvero la “morte della politica” o comunque del sistema dei partiti?

Senza dubbio sì. Mi pare evidente. Il primo colpo lo ha dato Monti. Abbiamo un ciclo decennale. Dice Machiavelli rispetto all’andamento ciclico delle forme politiche: se questo cerchio si ripete, poi le repubbliche muoiono. Siamo già alla seconda volta. Forse alla terza, non sopravviveremo più.

L’incarico dato dal Presidente Mattarella all’ex presidente della Bce, avviene dei giorni non proprio nobili per la politica e per le nostre istituzioni. Che immagine hanno dato coloro che si sono assisi attorno a quel tavolo?

Sai, io ci ho riflettuto su questo. Per fortuna i giornali pubblicano anche le fotografie. Avrei visto la delegazione da chi era composta la delegazione del Pd: da due fedelissimi di Renzi, Delrio e Marcucci. E’ come quando le città antiche mandavano ambasciatori dal nemico quelli che erano collusi col nemico. Quello che è andato in scena è stato uno spettacolo miserabile. Il povero Zingaretti non conta nulla, perché lui non è parlamentare. Nel 2018, Renzi potè decidere lui chi sarebbe diventato parlamentare nel Pd. Si è fatto una magnifica, si fa per dire, compagnia di giro di amici suoi, per cui questi sono già pronti. Solo che il Pd muore a questo punto. Non so a quali santi si possa votare. Non saprei chi consigliare. San Basilio di Cesarea, grande padre della Chiesa d’Oriente no perché la cattedrale è vicina al Cremlino…

Un “gioco” che si fa in questi momenti, è quello di chi ha vinto e chi ha perso. Chi ha vinto, professor Canfora?

Tu mi fai una domanda certamente socratica. Socrate faceva le domande di cui sapeva già la risposta. La maieutica è questa. Ieri sul Corriere della Sera di ieri c’era l’ennesima intervista a Renzi, nella quale costui diceva: mi propongo di stravincere, però mi accontento anche di vincere. Meglio di così…Tutto secondo quello che voleva lui, e quelli là “signorsì”. Non so, dobbiamo a sto punto sperare in Grillo? E’ il colmo.

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Qualcuno obietterebbe: ma una personalità dello spessore di Mario Draghi, si lascia indirizzare, guidare, usare dal senatore di Scandicci?

Ancora con questa storia dello “spessore”! Sara “spesso”, io non lo so…Certe volte quando si dice l’”alto profilo”, “l’altissimo spessore”, mi viene in mente, a torto secondo me, di Napoleone III. Napoleone III era sempre aggrondato, pensoso. E tutti dicevano: quello chissà che cosa pensa. Non pensava niente. Io la smetterei di dire l’”alto profilo”, l’acclarata sapienza…Vediamo quello che ha scritto. Ha fatto un po’ di favori all’Italia quando l’Italia stava alle pezze, in cambio della cacciata di Berlusconi e la nomina per decreto di Napolitano di Monti. Anche Catilina era capace di fare questo. A Catilina ci tengo.

Tu hai parlato del Pd. Ma più in generale che fine fa ciò che restava della sinistra che sera trincerata dietro Conte?

E’ un po’ presto per fare previsioni, per carità, anche se gli storici hanno il pallino di fare le previsioni. Proviamoci. Credo che come l’altra volta, dieci anni fa, chi si tirerà fuori dalla maggioranza che si profila, vincerà le prossime elezioni. Come successe allora col governo Monti. La prosperità dei 5 Stelle viene da lì. Le fortune della Lega vengono da lì. Loro si tennero fuori dai portatori di sangue al Governo dei tecnici, e appena si votò diventarono dei grossi partiti. Si ripeterà tale e quale. Ognuno si faccia i suoi conti.

Quello che non ha fatto i suoi conti, o l’ha fatti male, è stato il Partito democratico. 

Mi puoi dire, mi faresti un gran piacere, quale è il cervello di quel partito? Zingaretti, la Serracchiani, togli questo, togli quell’altra, chi c’è? Il ruolo della personalità nella storia, è stato un grande libro di Plekhanov. Io sto cercando la personalità in questa storia. Nella storia dell’attuale Pd. Vogliamo parlare della De Micheli? Vedi tu…

E quelli che erano più a sinistra? D’Alema, Bersani…

Intanto D’Alema non fa più politica attiva. Ha detto e ripetuto che si è ufficialmente ritirato e si occupa solo di politica estera. Bersani, persona che io amo molto, perché persona simpatica e spiritosa , ma è un buon commentatore politico, come può essere Polito, come puoi essere tu, non è un dirigente di partito, anche perché non ha un partito da dirigere. Lo spettacolo è questo qua. Succede ogni tanto nella storia. I successori di Pericle te li raccomando…

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Gli unici che sembrano avere intenzione, almeno così hanno dichiarato alcuni dirigenti, di sfilarsi da una maggioranza-Draghi, sono i 5 Stelle, per tornare all’opposizione.

Se così sarà, se alle parole seguiranno i fatti, allora sarebbe un ottimo ricatto al loro ex alleato Salvini. Perché Salvini c’ha addosso Giorgetti che non vede l’ora di entrare in un qualche Governo di unità nazionale. Ma Salvini è più furbo di lui, e quindi sa che se entra si rovina. Dopo di che Draghi chiederà i voti ai passanti, non ai parlamentari. 

Draghi ha accettato con riserva l’incarico avuto dal Capo dello Stato e ha fatto appello al senso di responsabilità…

E vabbè, anche il re d’Italia, Vittorio Emanuele III quando nominò Mussolini capo del Governo fece un appello ai partiti i quali s’infilarono, più o meno, tranne i socialisti e i comunisti che erano pochi, nel Governo di unità nazionale presieduto da Mussolini. Dopo il 28 Ottobre del ’22, quell’uomo va alla Camera, il 19 Novembre, e pronuncia un discorso peraltro molto efficace, e ha attorno un Governo di vastissima coalizione. Lui capeggiava allora un piccolo partito. Stava un po’ meglio di Draghi, che ha soltanto la moglie con lui…Mussolini mette insieme i popolari, i liberali, molti democratici, e all’opposizione restano i socialisti e i comunisti. Questo è il Mussolini novembre 1992. Fa appello all’unità, alla responsabilità, voleva mettere Einaudi ministro, voleva mettere D’Aragona, sindacalista della Cgil, al Lavoro, fu il re a opporsi, soprattutto al nome di Einaudi. Gli appelli alla responsabilità fanno ridere. Siamo adulti. Ma hai sentito ieri Mattarella? Gli hanno scritto un discorso nel quale c’è un’affermazione assolutamente priva di note a piè di pagina, diciamo così: nei Paesi in cui di recente si è votato è aumentato il contagio. Dove sarebbe avvenuto questo: in Portogallo?

Da più parti si dice e scrive che dire no a Draghi vorrebbe dire no all’Europa.  

L’Europa ha già nominato Monti. Adesso ha nominato Draghi. Chissà chi sarà il terzo tra dieci anni, ammesso che siamo qui ancora vivi. Due cose ci tengo sempre a ricordare: una, tu sai che si parla sempre di 209 miliardi di euro. In un certo senso è come il signor Bonaventura che nel Corriere dei piccoli aveva un milione in mano. Ora, la signora Palmerini, una brava giornalista del Sole24 Ore, ospite della signora, non meno ragguardevole, Gruber, a un certo punto, fai conto sette-otto giorni fa, non ne ha potuto più e ha detto ma ci vogliamo rendere conto che di quei 200 miliardi almeno 140 li abbiamo già spesi con gli scostamenti di bilancio? Quindi di che stiamo parlando? La povera Gruber rimase sconvolta, e infatti glissò subito su un altro argomento, ma non potè impedire che il suo autorevolissimo collaboratore, Paolo Pagliaro, dedicasse il famoso punto della trasmissione, una specie di piccolo sermone che lui fa alla fine di Otto e mezzo, tutto incentrato sul fatto che quei miliardi ce l’eravamo già abbondantemente spesi. Forse sarebbe arrivata l’ora di smetterla di arrovellarsi, o far finta di farlo, su chissà che cosa faremo…Tre ponti, non solo quello della Sicilia, ma pure quello da Ostia a Cagliari, un grande ponte. Mi sembra giusto, ed è l’altra cosa che tengo a ricordare, che la vicenda quattrini è trattata in maniera abbastanza faziosa. Perché sempre in queste trasmissioni di approfondimento, ben due volte viene messa la frase seguente: si temeva che con le elezioni la destra vincesse. In passato si diceva: se vince la destra non ci danno i 209 miliardi. Poi la fase è cambiata ed è diventata: se vince la destra che facciamo, la regaliamo a loro la gestione dei 209 miliardi?! Evidentemente è un pecunio personale. Ma ti rendi conto della follia con cui si usa la parola Europa per dare una botta al prossimo! Io detesto, come tu ben sai, la nostra, ma non posso accettare che uno dica no, non è quel Governo lì che deve usare quei soldi ma devo essere io. E’ assurdo. Perché quei soldi non sono stati dati a Gualtieri, sono stati dati alla Repubblica italiana. 

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Insomma, caro professore, per concludere con una citazione latina: mala tempora currunt…

Ti rispondo con un resoconto che fece Pietro Nenni alla Camera dei deputati il 6 Marzo 1953. Il giorno prima era morto Stalin, e tutta la Camera dei deputati della Repubblica italiana commemorò Stalin. Tutti i gruppi. Il miglior discorso lo fece Nenni. E raccontò: quando l’ho incontrato l’ultima volta, perché lui aveva avuto il Premio Stalin, mi disse “mai dare per perduta la situazione, mai perdere il contatto con l’avversario, mai mettere a rischio la vita del partito o dello Stato”. E disse Nenni, questo per me è un insegnamento perenne. Quindi noi non diamo mai per perduta la situazione, come dice il compagno Stalin. 

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