Elly Schlein: "L'Emilia Romagna di donne e uomini coraggiosi guarda al futuro, non a Salvini"

La candidata con la lista 'Emilia Romagna coraggiosa' che sostiene Stefano Bonaccini: "bisogna essere di nuovo coraggiosi: le sfide del futuro saranno il clima, il femminismo, la giustizia sociale"

Elly Schlein

Elly Schlein

Giuseppe Cassarà 22 gennaio 2020

Matteo Salvini per (non) rispondere alla sua domanda ci ha messo 80 secondi in cui, dice Elly Schlein “sembrava che stesse cercando la risposta su Google”. La domanda era ‘come mai la Lega a Bruxelles non ha mai partecipato alle 22 riunioni di negoziato sulla riforma migratoria più importante per l’Italia?”.


Incredibilmente, non è stato questo il video più discusso delle giornata, perché quella stessa sera Salvini è andato a fare lo sceriffo a Pilastro, citofonando a una famiglia e importunandola con domande come “lei spaccia”.


Per Schlein, candidata in Emilia-Romagna con la lista ‘Emilia-Romagna coraggiosa’ che sostiene Stefano Bonaccini, “evidentemente era invidioso di tutte le nostre visualizzazioni”.


Pensa che effettivamente questa sceneggiata della citofonata sia stato un video di risposta al suo?


Alcuni hanno suggerito questa ipotesi, ma onestamente penso solo che sia segno del fatto che ormai, a cinque giorni dalle elezioni, Salvini sia a corto di idee.


Si aspettava una risposta alla sua domanda?


Innanzitutto preciso che non è stato programmato: ero lì per un altro evento, sapevo che Salvini era pure presente ma pensavo fosse già andato via. E invece me lo sono ritrovato a cento metri di distanza. Non era previsto, ma ho colto l’occasione per fargli quella domanda, dato che sono due anni che evita di rispondere. E come sempre, lui ha risposto con una bugia, ha detto che ‘ai tavoli importanti loro c’erano’. Non è vero: la Lega non è mai venuta nemmeno per sbaglio alle riunioni e quando, con enorme fatica, sono riuscita a costruire una maggioranza che voleva cancellare il criterio di accoglienza ai migranti nel primo paese di accesso regolare, criterio che ha bloccato le persone in Italia per anni e che ha permesso all’Unione Europea di rimandare tantissime persone nei loro paesi in guerra, la Lega non solo ha votato contro in commissione, ma in aula si sono astenuti.


Secondo lei perché? E in cosa consiste la vostra riforma?


Le cose sono due, e non so quale sia più grave: o Salvini non sa di cosa si sta parlando, oppure si sta nascondendo per motivi politici. Le abbiamo viste tutte le immagini di lui al muro del suo amico Orban, in Ungheria. La nostra riforma, che consiste nell’automatica redistribuzione delle persone nei paesi Ue a seconda delle disponibilità e dei legami anche umani che legano i migranti a un determinato paese europeo è osteggiata proprio dagli amici di Salvini, dai sovranisti europei. Che non hanno nessuna intenzione di aiutare l’Italia sul piano dell’accoglienza.


In questo finale di campagna elettorale stiamo assistendo a un inasprimento dei toni di Matteo Salvini. Il video del citofono ne è un ulteriore esempio. Pensa che ci sia timore di perdere?


Senza dubbio è un espediente per nascondere la verità: la Lega non ha nessuna proposta seria per risolvere i problemi di questa regione, che sono tanti. Dal lavoro fino al grave dissesto idrogeologico, al ripensamento dei servizi alle persone perché la nostra società è cambiata. I leghisti sono furbi, indicano criticità che senza dubbio non vanno ignorate, ma non presentano soluzioni, si limitano ad attaccare gli avversari.


Ieri Pier Ferdinando Casini ha detto che ‘sarebbe bene che gli emiliano-romagnoli si ricordassero che lo scontro elettorale è tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni, non tra le Sardine e Matteo Salvini. Se è vero che la Borgonzoni è stata clamorosamente messa da parte, non crede che lo stesso rischio lo corra Bonaccini?


Sicuramente ci sarà tanto lavoro da fare a sinistra, per riallacciare le fila tra la politica è la cittadinanza. Ma io non penso che le Sardine siano in contrapposizione con Stefano Bonaccini, ma hanno anzi aiutato la sua causa. Hanno sicuramente avuto il merito di aver posto fine all’occupazione mediatica e militare di Salvini e hanno generato una piazza creativa, piena di voglia di fare, di messaggi di solidarietà e speranza. Hanno dimostrato che siamo una maggioranza silenziosa, ma che siamo tanti, più di quelli che Salvini vorrebbe far credere.


Le Sardine hanno aiutato il clima politico, hanno risvegliato le coscienze e hanno reso chiaro che c’è bisogno di futuro, di una visione politica. Purtroppo, le persone di sinistra stanno vivendo un momento in cui non c’è un riferimento politico chiaro, schiacciati da un lato dalle contraddizioni dei grandi contenitori come il Pd, dall’altro dall’estrema frammentazione della sinistra. Ciò che più mi ha colpito della piazza delle Sardine era il desiderio delle persone di riconoscersi in qualcosa, di sentirsi parte di una comunità.


La sua lista si chiama Emilia-Romagna coraggiosa: in cosa consiste questo coraggio?


Coraggiosa è un aggettivo azzeccato: l’Emilia-Romagna è fatta di persone, di uomini e donne (anche se secondo qualche sedicente giornalista siamo brave solo ‘a letto e in cucina’) coraggiose, che dopo la guerra hanno ricostruito questa regione che è un modello d’avanguardia in Europa. Si guarda all’Emilia Romagna come a un territorio che ha prodotto grandi innovazioni sociali.


Ora bisogna essere di nuovo coraggiosi: le sfide del futuro saranno il clima, il femminismo, la giustizia sociale, i diritti civili. Noi abbiamo un orizzonte chiaro davanti a noi, degli obiettivi che sono anche condivisi da Stefano Bonaccini. Soprattutto noi, a differenza della Lega, diamo risposte a dei problemi pressanti di questa Regione, come ad esempio il problema della casa: tantissime persone non riescono più a pagare il mutuo, molti non trovano una casa in affitto. Poi il problema del lavoro del precariato dei giovani. Abbiamo per esempio proposto la gratuità dei mezzi pubblici fino ai 25 anni. Stefano Bonaccini ha accolto la richiesta fino ai 19. È un inizio: soprattutto, c’è la volontà di lavorare insieme, di consegnare ai giovani il futuro.