Conte super partes tra M5s e Pd? Un video del 2018 dimostra il contrario

I democratici non ce l'hanno con il premier, ma con la narrazione di Di Maio che lo presenta come figura terza estranea al movimento

Conte esulta dopo la vittoria M5s del marzo 2018

Conte esulta dopo la vittoria M5s del marzo 2018

Simone Collini 28 agosto 2019
Nel Pd non calcano la mano, su quel video. Pur mostrandoselo l’un l’altro, prima di riporre lo smartphone nel taschino sottolineano che il problema non è Giuseppe Conte, col quale Nicola Zingaretti ha chiarito la questione, ma Luigi Di Maio, che invece insiste su questo tasto. Ed è a lui che va ribadito che non può esserci un vicepremier M5S insieme a uno del Pd. Semplicemente perché Conte è stato indicato dal Movimento. O, per dirla in modo ancor più diretto con le parole del vicesegretario dem Andrea Orlando, “non possiamo andare in un governo in cui sia il presidente del Consiglio sia il vicepremier sono dello stesso partito”. E la narrazione di Di Maio che Conte è una figura terza, esterna ai Cinquestelle, lascia il tempo che trova. Come dimostra tra le tante altre cose appunto questo video che dopo 14 mesi sta tornando a girare tra i parlamentari dem, questa mattina riuniti dal segretario a Montecitorio.
La Direzione del partito allargata a deputati e senatori ha dato mandato pieno a Zingaretti per confermare al Capo dello Stato “la disponibilità del Pd a verificare con il presidente incaricato la possibilità di dare vita a un governo nuovo, di svolta”. E ormai è scontato che l’incarico, che secondo il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio potrebbe arrivare già stasera, sarà affidato a Conte. "È una personalità autorevole", sottolinea il capogruppo dei senatori dem Andrea Marcucci. Guai a indebolirlo, allora. E anzi va rafforzato, perché nei Cinquestelle si è aperta una frattura (sulle mire del capo politico e anche sull’ipotesi di passare per un voto sulla piattaforma Rousseau) e Conte può fare da contraltare sia rispetto alle pretese di Di Maio sia rispetto la levata di scudi di Alessandro Di Battista contro l’accordo M5S-Pd.
Però quel video della notte tra il 4 e il 5 marzo 2018 è tornato a girare. Non per colpire l’“incaricato” in pectore, ma per rafforzare il ragionamento sulla non possibilità che ci siano due vicepremier, uno espressione del Pd e uno del Movimento 5 Stelle. Per ribadire che quello che nasce non è un "Conte bis", espressione che non a caso Zingaretti ripudia. E che quindi oltre alla "svolta" programmatica serve anche altro per partire, anche anche la struttura di governo deve essere diversa rispetto al governo targato M5S-Lega.
Nelle immagini, postate allora su Facebook proprio da Di Maio, si vede il capo politico dei Cinquestelle esultare insieme ai vertici del Movimento di fronte al dato della seconda proiezione del risultato elettorale. Davanti al piccolo schermo urlano, ridono e saltellano e si abbracciano Gianluigi Paragone (che ora ha annunciato che non voterà la fiducia a un governo sostenuto da M5S e Pd), il futuro ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (e adesso in odor di riconferma), il non candidato e però ovviamente interessato Di Battista, che da qualche fila più indietro si mette in punta di piedi e fa di qua e di là col capo per riuscire a vedere la percentuale. E poi chi si vede in mezzo al capannello, sorridente, poi con l’espressione facciale come a dire “incredibile” e poi anche lui stretto in un abbraccio con Bonafede e gli altri? Conte, appunto.
Di Maio era lì, gomito a gomito con lui, in quella notte in cui il gruppo dirigente Cinquestelle aspettava i risultati elettorali e poi esultava. Difficile parlarne ora come di figura terza, esterna ed estranea al Movimento.