Salvini e il precedente di Almirante
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Salvini e il precedente di Almirante

Il ricordo dell'autogrill di Cantagallo, in sciopero per antifascismo. Una risposta dopo l'attacco di ieri al segretario della Lega.

Claudio Visani
Claudio Visani
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9 Novembre 2014 - 11.03


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di Claudio Visani

Una volta la Lega era un partito del popolo. Tendenzialmente di destra (celodurismo, maschilismo, corporativismo), ma sostanzialmente popolare. Il primo Bossi non li poteva vedere i fascisti, nemmeno quelli “post” come Fini. Poi arrivarono la malattia del Senatur, il patto di ferro con Berlusconi (che gli aveva salvato la vita), gli scandali, il Trota, i Belsito, la finta ramazza di Maroni la quasi scomparsa elettorale.

La svolta a destra di Salvini.

Così, con Matteo Salvini segretario, la Lega ha cominciato a cambiare pelle, ad allearsi con la Le Pen in Francia e a strizzare l’occhio a Casa Pound in Italia. Salvini oggi, sabato 8 novembre, era venuto a Bologna proprio per mostrare il nuovo volto tendenzialmente “fascista” del Carroccio, che – come nella storia recente hanno sempre fatto fascisti, nazisti e reazionari in genere – se la prende con i “diversi” per parlare alla pancia della gente e guadagnare consensi. In questo caso il bersaglio sono i nomadi.

Ci aveva provato per prima, nei giorni scorsi, la consigliera comunale Lucia Borgonzoni, ad andare in visita provocatoria a un campo nomadi dove era stata presa a schiaffi e calci da una giovane rom. Ci ha riprovato oggi Salvini, facendosi precedere da polemiche e gran strombazzamento mediatico. E’ finita, come sappiamo, con l’aggressione all’auto del segretario della Lega da parte di un gruppo di ragazzi dei Centri sociali.

La condanna della violenza e la denuncia “buonista” dell’ex leghista.

La violenza, quando non è legittima difesa, va condannata: sempre e comunque. Ma anche chi provoca e la attizza va condannato, sempre e comunque. Per questo, per una volta, sottoscrivo le parole di Manes Bernardini, ex leader dei leghisti a Bologna e in Emilia-Romagna, oggi in rotta col nuovo corso del Carroccio, che ha detto:

“Le provocazioni generano solo provocazioni. Noi non abbiamo bisogno di questo. I problemi della città vanno combattuti e risolti con la forze delle idee e delle proposte politiche. Dobbiamo dimostrare, con un grande senso di responsabilità, che le cose si possono cambiare, senza scatenare guerriglie urbane”.

L’esempio e la canzone degli antifascisti di Cantagallo

Ai ragazzi dei Centri sociali che hanno assalito l’auto del provocatore Salvini, tuttavia, mi permetto di suggerire, per la prossima volta, l’esempio degli antifascisti dell’Autogrill di Cantagallo e il testo della canzone “Almirante al Cantagallo”, scritta da Piero Nissim e pubblicata in “Canti di lotta dura” (1974). Che recita:

L’altro giorno sull’autostrada

sul versante che porta a Bologna

viaggiava un topo di fogna

affamato voleva mangiar

Arrivato che fu al Cantagallo

ha di fronte un bel ristorante

meno male pensava Almirante

così almeno potremo mangiar

Tutti fermi le braccia incrociate

non si muove nessun cameriere

niente pranzo per camicie nere

a digiuno dovranno restar

Torna in macchina il boia Almirante

e si appresta a fare benzina

ci ci spiace quest’auto è missina

e cominciano a scioperar

Questa storia esemplare è finita

ma rimane nella mente e nel cuore

di chi lotta contro i fascisti

con i fatti e non a parole

L’altro giorno sull’autostrada

sul versante che porta a Bologna

viaggiava un topo di fogna

a digiuno dovette restar.

Il racconto in musica del Canzoniere

Janna Carioli, cofondatrice del Canzoniere delle Lame di Bologna, raccontò così quell’episodio:
“Erano i primi di giugno del 1971 quando Almirante si fermò all’Autogrill di Cantagallo, sull’Autostrada del Sole. Forse non aveva considerato la poca distanza che c’era con Marzabotto e con sapeva che i 27 anni passati dalla strage non avevano ancora cancellato né l’orrore, né il ricordo della complicità dei fascisti italiani in quel massacro che aveva cancellato un paese intero. Così, quando un barista dell’autostazione vide Almirante avvicinarsi al banco per mangiare fece girare la voce e tutto l’autogrill si fermò in sciopero. “Né un panino né una goccia di benzina” fu il passaparola. E Almirante dovette andare a fare il pieno da un’altra parte.

Naturalmente quella insolita forma di protesta sollevò grande scandalo e conquistò i titoli dei giornali per diversi giorni. Il risultato fu anche che 16 lavoratori dell’Autogrill furono denunciati e occorreva trovare denaro per il processo. Il nostro contributo per raccogliere soldi, fu incidere un 45 giri al volo col racconto di quella giornata e regalarlo ai lavoratori dell’autostazione. Il disco venne venduto “sottobanco” dagli addetti ai distributori e dai baristi. Si sparse voce che esisteva questa canzone e parecchia gente andava al Cantagallo apposta per acquistarlo. I sedici lavoratori incriminati furono assolti due anni più tardi”.

Il racconto dell’episodio fu poi messo in musica dal Canzoniere delle Lame nel brano “Allarme siam digiuni” che trovate a questo link

La prossima volta comportatevi così

Se si fossero comportati così, i ragazzi dei Centri sociali, semmai convincendo i bolognesi a fare “muro umano” in strada per non fare arrivare Salvini alla meta della sua provocazione, sarebbero stati molto più credibili a ricordare che Bologna, medaglia d’oro della Resistenza, non tollera queste provocazioni di stampo fascista. Saltando sull’auto di Salvini, tirando pietre e spaccando vetri lo sono molto, ma molto meno.

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