Rodotà, l'unica svolta possibile
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Rodotà, l'unica svolta possibile

Il giurista è un uomo moderno di ottanta anni. Per questo rappresenta l'unità del Paese. E tutto il centrosinistra lo deve sostenere. Perché è giusto farlo. [Miriam Vicinanza]

Rodotà, l'unica svolta possibile
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19 Aprile 2013 - 22.12


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di Miriam Vicinanza

Non diamo nulla per scontato. Rodotà è una pietra miliare per la sinistra (lo è?), ma ha una bella età. E magari i più giovani non lo conoscono, anche se siamo persuasi di no. Non è prerequisito di un Presidente della Repubblica esserlo: pensate a Pertini. Sì la Storia, ma chi aveva vent’anni allora cosa ne sapeva di Pertini…

Unire il Paese non è nel senso di quel che dicono Monti e Berlusconi: il primo cerca un moderato, l’altro uno che non sia a lui ostile. E come non esserlo, altro che interesse nazionale. Quel che rende Rodotà un adolescente di 80 anni, come lo ha definito su Globalist Nichi Vendola, è la capacità di capire il mondo che cambia, di non essere fermo, di ascoltare. Guardate cosa ha scritto giusto un anno fa. “Quali i temi con i quali cimentarsi per l’auspicato ritorno ad una seria elaborazione culturale, per mettere a punto programmi non raffazzonati? Comincio con l’indicarne tre: i diritti fondamentali; i servizi pubblici; i limiti alla libertà d’iniziativa economica privata. Non li scelgo a caso. Dietro ciascuno di questi temi si trovano soggetti reali, iniziative concrete. Molti comuni e gruppi si adoperano ogni giorno perché trovino effettivo riconoscimento i diritti degli immigrati, delle coppie di fatto, di quanti vogliono liberamente decidere sulla fine della loro vita. La questione dei servizi è simboleggiata dal servizio idrico, dall’acqua come bene comune: l’Italia è l’epicentro di un largo movimento, che ha visto ventisette milioni di elettori votare contro la privatizzazione dell’acqua, che produce analisi sempre più accurate, che ha visto convenire a Napoli e Roma rappresentanti da molti Paesi, che è all’origine di una rete di comuni europei e di iniziative popolari rivolte alla Commissione di Bruxelles. Altrettanto intensa è la discussione intorno ai limiti del mercato, accesissima intorno ai temi del lavoro e che vede l’inquietante tentativo di cancellare l’articolo 41 della Costituzione che congiunge il decreto berlusconiano di luglio e il decreto “Cresci Italia”, ponendo il problema se sia ancora possibile in economia una politica “costituzionale”. Questa è l’altra politica. E ciascuno di questi temi pone la questione di quale idea di società debba oggi sostenere l’azione politica”.

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