Continuano le indagini sui rapporti tra Umberto Bossi e l’ex cassiere di fiducia Francesco Belsito. Negli atti delle inchieste condotte a Milano, Napoli e Reggio Calabria, spunta un’intercettazione telefonica, in cui la dirigente amministrativa del Carroccio Nadia Dagrada al telefono con l’ex tesoriere “parla chiaramente del nero che Bossi dava tempo fa al partito”. Un nero che secondo gli investigatori è riconducibile a “denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile”.
La telefonata risale al 29 gennaio scorso. Secondo gli atti dell’inchiesta milanese l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito parla con la responsabile amministrativa della sede di via Bellerio Nadia Dagrada, la quale dice a Belsito: “Però tu al capo (Bossi) precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la “cassa” e quelli che sono i problemi, perché comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i “costi della famiglia”, cioè da qualche parte vengono fuori”.
Ancora dagli atti dell’inchiesta si legge che il denaro “veniva elargito senza lasciare traccia a Bossi ed ai suoi familiari”. Mentre «d’ora in poi, a maggior ragione con le pressioni di Castelli che vuole controllare le spese, Nadia dice che bisogna trovare altre soluzioni per poter continuare a fare ciò”. Secondo quanto scrivono gli investigatori, l’idea era quella di “far allontanare Castelli dal comitato amministrativo di gestione ed evitare così i controlli sui conti e sulle “uscite” fatte a favore di Bossi e dei suoi familiari… definendoli contabilmente: I costi della famiglia”.
E poi ancora Dagrada: “Anche perchè o lui, (Umberto Bossi, nota degli investigatori) ti passa come c’era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu”. Questa telefonata, secondo le note degli investigatori, è “indicativa sull’ipotesi di riciclaggio, anche mediante l’utilizzo della cassaforte della Lega”.