L'Italia rientra in Europa da protagonista
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L'Italia rientra in Europa da protagonista

Il governo Monti ha fatto tornare l’Italia protagonista nello scenario europeo. Sembrava impossibile dopo la caduta di credibilità di Berlusconi. Ma...

L'Italia rientra in Europa da protagonista
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29 Novembre 2011 - 14.58


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di Roberto Speciale*

Francia e Germania adesso si contendono il favore dell’fItalia. Le questioni però sono ben più complesse e difficili e non ci si può accontentare di questo piccolo successo. L’Italia deve contrastare la sua crisi economica e finanziaria con provvedimenti rapidi e a tutto campo. Non c’è alternativa a questa cura. Può però, sperando di incontrare il favore e il sostegno di altri, pretendere che a questi si accompagni una nuova vitalità europea. Il nostro Paese è, paradossalmente, una volta tanto decisivo in Europa. Per non far fallire l’euro deve agire efficacemente con misure dolorose. Deve cambiare ma può assieme spingere l’Europa a cambiare. Non serve allargare a tre il direttorio franco-tedesco. È necessario molto di più.

La moneta unica non starà comunque in piedi anche risanando lfItalia se non riprende un processo di costruzione europea. Una moneta unica senza una disciplina di bilancio unica e senza una certa unione politica non va lontana. La Banca centrale europea può già oggi allargare il suo intervento senza contraddire troppo il suo statuto e la sua autonomia e la Ue deve decidere una solidarietà finanziaria agli Stati in difficoltà imponendo però a tutti comportamenti omogenei e sottoposti a verifiche precise e cogenti. Se questo si può fare subito con accordi tra governi o delegando la Commissione europea a varare regolamenti vincolanti, se questo si chiama eurobond o altro è importante ma non decisivo.

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In ogni caso è evidente che si dovrà andare nel medio termine ad una riforma dei Trattati che sancisca formalmente le nuove funzioni e che stabilisca, come si diceva anni fa, una unione economica e monetaria che risponde ad un governo politici e che chiede ad ogni Stato di cedere sovranità. Può sembrare irrealistico pensare ad una soluzione così radicale in mezzo alla tempesta ma è proprio questa che obbliga ad osare di più. Altrimenti rimane solo il fallimento dellfeuro e dell’Ue e il ritorno alla moneta e agli Stati nazionali, rendendo vani sessantfanni di impegno europeo.

Così il governo Monti si scrollerebbe l’abito di puro ministero tecnico che sta stretto e acquisirebbe un peso politico rilevante in Italia e in Europa utilizzando come è giusto fare l’uscita dalla crisi italiana con un nuovo assetto economico ed istituzionale dell’Europa che ricolloca il nostro Paese tra i fondatori o i rifondatori della Ue. Naturalmente questo è possibile se le maggiori forze politiche che lo sostengono per ora quasi passivamente, diventano attive, scelgono una politica e danno al presidente del Consiglio la forza per perseguirlo. Questa è prima di tutto la scelta che sta di fronte al Pd e ai centristi se lo capiscono e ne hanno la forza.

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Tutto ciò significa anche una conversione profonda e cioè passare da una discussione confusa e sostanzialmente inutile (a mio parere) di un federalismo interno ai nostri confini, propria di questi anni e voluta dalla Lega, alla concezione di una politica europea federale o quasi federale. D’altra parte, che alternativa hanno la Germania e la Francia che assieme all’Italia rappresentano il 70% dellfeconomia dellfeurozona? Quella del fallimento del disegno europeo e del ritorno ai confini nazionali, indeboliti e ridimensionati essi stessi.

Il governo Monti ha avuto un obiettivo esplicito, quello di affrontare l’emergenza economica e uno implicito, quello di aiutare una ricomposizione del sistema politico che lo faccia uscire dalla frammentazione e dalla politica-spettacolo per decidere finalmente dei contenuti, fare delle scelte. Questa dell’Europa e della sua salvezza è sicuramente una di queste.

*Parlamentare europeo per due legislature, attualmente è presidente del Centro In Europa e della Fondazione Casa America che si occupano di Europa e di America Latina.

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