A questo punto dobbiamo essere chiari: vogliamo la crisi di governo. Vogliamo che questo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi cada in Parlamento e che venga sostituito da un governo di salvezza nazionale. Non siamo disposti, come cittadini, a subire nuovi voti bipartisan su misure economiche ‘indiscutibili’ e necessarie. E’ già avvenuto nei mesi scorsi, e ci è bastato. Anche perché, come dimostrano i fatti incalzanti di queste settimane, non è servito a nulla. Anzi, dall’estate ad oggi è stato perso del tempo prezioso.
In questo senso crediamo che anche il Capo dello Stato debba interrompere la pratica dell’unanimismo forzoso – dettato dalla gravità della situazione – intorno a questo governo e a un presidente del Consiglio destituiti di ogni credibilità internazionale e che sono la prima causa del disastro economico e finanziario in cui versa il Paese. Le stesse opposizioni hanno il dovere di parlare chiaro: nessun sostegno può più essere concesso al gruppo di potere che ha oggi in mano, malauguratamente, i destini del Paese.
Chiediamo inoltre che i provvedimenti economici e sociali urgenti e necessari siano presi nel senso della giustizia sociale che ispira la nostra Costituzione: una tassa patrimoniale, progressiva e che vada a incidere sugli strati sociali più ricchi, è un dovere civile e un atto di responsabilità chiesto ormai a gran voce anche dalla Confindustria. Vogliamo interventi precisi in favore dell’occupazione, a cominciare dall’esercito invisibile dei precari e del lavoro nero.
Ricordiamo, infine, a quanti invocano con litanie quotidiane tagli alla spesa pubblica, che i servizi pubblici di questo Paese e i beni comuni indispensabili – scuole, ospedali, trasporti, amministrazioni locali, tutela dell’ambiente – sono in pezzi e richiedono, questi sì, uno sforzo di salvezza nazionale per evitare il peggio.
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