Rifiuti, il piano della camorra contro De Magistris
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Rifiuti, il piano della camorra contro De Magistris

Il potere occulto che gestisce il disastro rifiuti rema contro i provvedimenti del primo cittadino. E i roghi continuano.

Rifiuti, il piano della camorra contro De Magistris
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25 Giugno 2011 - 17.25


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“La camorra è sicuramente uno dei nemici principali di questa giunta e che ci sia la sua regia dietro i roghi è evidente”. Parola del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che punta il dito contro “una precisa regia” che gestisce i roghi di immondizia in città. E non solo.

Anche quella passata a Napoli è stata una notte di roghi, dove qualcuno ha nuovamente incendiato i cumuli di monnezza che giacciono per le strade, noncurante dei danni alla salute pubblica che gli stessi incendi provocano. Ma l’unico sentimento è l’esasperazione, per una questione che da anni nessuno degli incaricati è riuscito a dirimere.

Adesso ci prova con tutte le sue forze il sindaco De Magistris che, da poco insediatosi a palazzo San Giacomo, conosce la situazione della sua città, ma è stato forse molto ottimista sulla sua possibile risoluzione. Ora però è lo stesso primo cittadino a rendersi conto della difficoltà e dei poteri occulti che controllano la situazione, in varie forme.

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Nel corso del suo intervento all’università Suor Orsola Benincasa, il primo cittadino ha ribadito che il piano ambientale adottato dalla sua giunta è un piano rivoluzionario “perchè interrompe definitivamente il business dei rifiuti a Napoli, un business enorme”.

Il piano prevederebbe di estendere la raccolta differenziata porta a porta a 325 mila abitanti, l’acquisto e la costruzione di impianti di riciclaggio e compostaggio. Ribadendo, nello stesso tempo, il “no” all’inceneritore di Napoli Est che era stato uno dei liet motiv della campagna elettorale. La delibera
accoglie molte delle proposte avanzate dai comitati cittadini, come la separazione del secco dall’umido e le norme per la riduzione a monte di rifiuti. Un provvedimento che però non piace a governo, Regione e Provincia, che stanno remando contro una delle possibili soluzioni.

Si sa, l’emergenza delle ultime settimane comincia a causa del blocco degli Stir del napoletano per saturazione, nello stesso momento l’inceneritore di Acerra comincia a funzionare a scartamento ridotto per alcune “manutenzioni programmate” (nelle ultime ore si è bloccato anche per guasti).

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Ma il problema “monnezza” a Napoli ha radici molto lontane. E’ dal 1994 infatti nel capoluogo partenopeo la raccolta della spazzatura va a singhiozzo ed è da quell’anno che viene istituito un commissariamento straordinario alla gestione dei rifiuti, passato di mano in mano, ma che non ha prodotto i risultati sperati.

Raccolta differenziata, impianti di separazione meccanica, impianti di trattamento meccanico biologico, sono tantissime le possibilità per arginare il fenomeno e fare in modo che lo smaltimento dei rifiuti possa diventare una risorsa economica.
Ma tutte le strade sono fallite e l’unica soluzione è la creazione di discariche.

La legge nel 2008 ne impone la costruzione di dodici, e qui c’è la battaglia con i comuni. Perché si prevede che quasi tutte le discariche siano costruite all’interno di aree naturalistiche protette. Che però sono anche aree dove si è costruito liberamente e abusivamente per anni, e che a volte sono state
dichiarate “aree naturalistiche” proprio per mettersi al riparo dalla costruzione di discariche e inceneritori.

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