Edith Bruck scuote il 25 Aprile: "Le bandiere di Israele? Uno sbaglio, che c’entrano con la Liberazione?"
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Edith Bruck scuote il 25 Aprile: "Le bandiere di Israele? Uno sbaglio, che c’entrano con la Liberazione?"

C’è una voce che, quando parla di memoria, pesa più di molte polemiche quotidiane. È quella di Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz,

Edith Bruck scuote il 25 Aprile: "Le bandiere di Israele? Uno sbaglio, che c’entrano con la Liberazione?"
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26 Aprile 2026 - 20.25


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C’è una voce che, quando parla di memoria, pesa più di molte polemiche quotidiane. È quella di Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen, che interviene sul caso delle bandiere israeliane al corteo del 25 Aprile con parole nette: “È stato uno sbaglio”.

Per la scrittrice, la Festa della Liberazione non può diventare il contenitore di ogni conflitto contemporaneo. “Il 25 Aprile è la festa della Liberazione dell’Italia dal fascismo e dai nazisti”, ricorda. Per questo si domanda con amarezza: “Che c’entrano Israele e la sua bandiera?”

Una frase che va al cuore del problema. Il punto non è negare la storia ebraica nella Resistenza, ma impedire che la memoria venga piegata alle tensioni del presente. Bruck infatti distingue con chiarezza tra la Brigata Ebraica, che combatté contro il nazifascismo, e lo Stato di Israele di oggi.

Su questo è esplicita: “La Brigata Ebraica aveva diritto di esserci”, ma “avrebbe dovuto sfilare con il tricolore italiano”. Perché quella piazza, spiega, appartiene alla storia democratica italiana, non alle contese geopolitiche attuali.

Il suo ragionamento è lineare: onorare chi combatté il fascismo è doveroso, trasformare quella presenza in una manifestazione identitaria è un’altra cosa. “Bisognava mantenere l’unità antifascista”, è il senso del suo richiamo.

Bruck non risparmia neppure una critica al clima avvelenato che si è creato. Da una parte simboli fuori contesto, dall’altra contestazioni che in alcuni casi sconfinano nell’antisemitismo. “Sono cose gravissime”, lascia intendere chi conosce sulla propria pelle dove può condurre l’odio.

Poi arriva il giudizio più duro sull’attualità mediorientale. Secondo la scrittrice, le politiche del governo Netanyahu stanno provocando conseguenze pesanti anche fuori da Israele. “Quello che fa Netanyahu fa male anche agli ebrei nel mondo”, osserva, perché alimenta rancore e tensioni.

È una posizione che rompe le semplificazioni tossiche di questi mesi: “Criticare un governo non significa essere antisemiti”, così come usare la memoria della Shoah per coprire ogni scelta politica è una manipolazione intollerabile.

Il messaggio finale è limpido e severo: “Il 25 Aprile va rispettato”. Non come rito vuoto, ma come patrimonio comune. “È il giorno della Liberazione”, non della propaganda, non delle bandiere contrapposte, non delle guerre importate nelle piazze italiane.

Ed è forse questa la lezione più forte di Edith Bruck: custodire la memoria significa difenderla dagli abusi del presente.

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