La denuncia degli infermieri: "Sistema Sanitario alla deriva, Governo e Regioni facciano un esame di coscienza"
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La denuncia degli infermieri: "Sistema Sanitario alla deriva, Governo e Regioni facciano un esame di coscienza"

Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up: "La dura realtà di un sistema sanitario che appare come una nave alla deriva, che pare imbarcare acqua da tutte le parti".  

La denuncia degli infermieri: "Sistema Sanitario alla deriva, Governo e Regioni facciano un esame di coscienza"
Medici e infermieri in ospedale
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4 Gennaio 2024 - 10.14


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Lo stato del Servizio Sanitario Nazionale è pietoso, decenni di tagli orizzontali alla spesa pubblica e alla Salute, hanno portato i nostri ospedali alla quasi impossibilità di rispondere alle continue richieste degli utenti. Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up, ha parlato della situazione attuale.

«Strutture ospedaliere in perenne sofferenza, incapaci di gestire, senza esporre la cittadinanza a gravi disagi, il repentino aumento di pazienti: la cronica carenza di personale e le lacune organizzative, in particolare la ben nota mancanza di posti letto per affrontare la prevista emergenza ricoveri, hanno trasformato il mese di dicembre in un vero e proprio inferno, da una parte per i professionisti della salute, costretti a rinunciare alle proprie ferie e a mettere sulle proprie spalle un macigno diventato insostenibile, dall’altra, viene messa nuovamente di fronte alla collettività, la dura realtà di un sistema sanitario che appare come una nave alla deriva, che pare imbarcare acqua da tutte le parti».  

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«Non siamo affatto sorpresi della desolante realtà che ci ritroviamo a raccontare: le nostre strutture ospedaliere, nonostante gli sforzi immani dei professionisti che lavorano nei Pronto soccorso e nei reparti nevralgici, non riescono a reggere senza gravi conseguenze assistenziali, il grave impatto che genera il surplus di pazienti. Basti pensare al caso del Cardarelli di Napoli, il più grande ospedale del Sud, ma casi simili si sono registrati anche in Regioni dove la carenza di infermieri è ormai a un punto di difficile ritorno, al pari della Campania. Afflussi di 200 pazienti al giorno, letti ammassati nei corridoi, una sanità territoriale totalmente incapace di consentire una equilibrata gestione dei malati, lasciando ai Pronto soccorso, come dovrebbe accadere, solo i casi realmente più complessi, in tal modo snellendo i ricoveri ed affidando, solo ad esempio, agli ambulatori locali, i pazienti con patologie meno gravi».

«Cosa sarebbe successo, ci chiediamo a questo punto se, invece di trovarci davanti agli sporadici casi di influenza e agli aumenti di contagi da Covid, per fortuna, nella maggior parte dei casi non più pericolosi per la vita umana, ci fossimo trovati di fronte ad una nuova reale emergenza sanitaria?».

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«Ci viene spontaneo osservare che nonostante siamo usciti con le ossa rotte dalla dura lezione del Covid, non abbiamo davvero imparato nulla. Autorevoli indagini, ci rivelano, ad esempio, che, solo nel Lazio, i pazienti in attesa di ricovero nei PS sono al momento oltre 1100; arrivano a 500 in Piemonte, mentre in Lombardia i ricoveri ordinari sono stati sospesi proprio a causa del sovraffollamento. In parole povere sono bastati l’influenza stagionale, seppur aggressiva, e un tutto sommato gestibile e previsto aumento dei casi legati alle nuove varianti di Covid, per mandare letteralmente in tilt i nostri ospedali».

«E’ evidente che la politica, con il Governo da una parte e le Regioni dall’altra, sono giunte al punto di doversi fare un approfondito esame di coscienza. In Europa il nostro Paese è infatti 16esimo per spesa pro capite: rispetto alla media delle altre nazioni, siamo di fronte ad un vero e proprio baratro, un gap di 47,6 mld. E oggi, a conclusione di un mese di dicembre a dir poco infernale per le nostre realtà ospedaliere, parlano i fatti. Sono quelli che raccontano di una politica incapace, da tempo, di gestire una emergenza che si è acuita, giorno dopo giorno diventando strutturale, a danno dei servizi che il nostro Ssn dovrebbe garantire ai cittadini».

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«Nel frattempo, la nostra risposta, alle parole e ai proclami, di fronte alla innegabile e profonda crisi della sanità italiana, l’abbiamo già data con lo sciopero dello scorso 5 dicembre e la daremo nuovamente, in vista di una primavera che si annuncia come un periodo di legittime proteste e con il rischio, purtroppo concreto, di nuovi scioperi.

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