In mare vestite a Trieste, solidali con le donne musulmane dopo i divieti della Lega
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In mare vestite a Trieste, solidali con le donne musulmane dopo i divieti della Lega

L'evento di supporto alle donne di fede islamica si è svolto presso lo storico lido balneare Pedocin, dove gli spazi per uomini e donne sono segregati, seguendo la tradizione dei primi bagni del XX secolo.

In mare vestite a Trieste, solidali con le donne musulmane dopo i divieti della Lega
Protesta contro il divieto di burkini
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20 Agosto 2023 - 23.26


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Circa cento donne hanno partecipato a un gesto di solidarietà presso un lido triestino, facendo il bagno in burkini per mostrare il loro sostegno alle musulmane. Tutto dopo i divieti della Lega. Divieti per motivi igienici (non sapendo la differenza tra piscine e mare aperti) mentre il mare è inquinato e la destra non usa certamente la mano pesante contro gli inquinatori.

L’evento di supporto alle donne di fede islamica si è svolto presso lo storico lido balneare Pedocin, dove gli spazi per uomini e donne sono segregati, seguendo la tradizione dei primi bagni del XX secolo. Proprio in questa spiaggia, la scorsa domenica, le donne che erano entrate in acqua con burkini o abiti simili erano state oggetto di pesanti critiche. Pertanto, è stata organizzata questa iniziativa, che ha attirato l’attenzione di numerosi giornalisti e operatori televisivi, con l’obiettivo di respingere la discriminazione.

Grande folla di maschi nello spazio donne

 Proprio la storica differenziazione del lido è stata violata con la folla di reporter maschi e forze dell’ordine, entrati nel comparto donne al seguito delle manifestanti, tra cui anche donne musulmane. 

Le accuse alle musulmane in burkini

 Domenica scorsa alcune donne triestine si erano appellate a una difesa della libertà della donna, ma avevano anche accusato le musulmane di scarsa igiene nel fare il bagno con i “vestiti puzzolenti” con cui erano in casa e poi in autobus. La risposta è stata affidata a un cartello su cui si leggeva: “Inquina di più un vestito o una nave da crociera?”, in riferimento alle quotidiane toccate delle enormi navi da crociera che ormeggiano proprio lungo le Rive, in centro città. Su altri cartelli era stato scritto “La biodiversità è bella” e “Al Pedocin vogliamo stare in pace”, che significa stare tutti insieme.

Il “cerchio di riconciliazione”

 Le donne entrate in mare vestite hanno poi formato un grande “cerchio di riconciliazione”. Ma si sono anche riproposte le contrapposizioni tra i bagnanti e non sono mancate le voci critiche, quando non volgari, anche dal settore maschile: “Tornatevene a casa vostra”, e via così, con qualche tono razzista e sessista. 

Associazione islamica Trieste: “Liberi di vestirsi”

 e Sul delicato argomento è intervenuta Nurah Omar, vicepresidente dell’Associazione culturale islamica di Trieste, che intravede una discriminazione e dice: “Se una donna italiana non musulmana avesse deciso di andare al mare vestita o di coprirsi per ragioni di salute o perché non si sente a suo agio con il suo corpo, non ci sarebbe stata nessuna discussione”. E invoca quindi la libertà di ciascuno di vestirsi come preferisce, purché si tratti di “una scelta personale libera”. 

Manifestazione dal basso

 La manifestazione è stata organizzata dal basso, con il tam tam dei social, priva di patrocini, marche, insegne associative o partitiche. Sono poi intervenuti il senatore e coordinatore della Lega Friuli Venezia Giulia Marco Dreosto, che ha parlato di manifestazione flop accusando la sinistra, e le donne Verdi, per le quali “solidarietà e sorellanza possono aiutare le donne musulmane nell’integrazione, non altri divieti”. 

Convenzione europea: libertà di manifestare il proprio credo

 Gianfranco Schiavone, presidente di Ics, che si occupa di migranti, ha ricordato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo: “Sancisce una inderogabile libertà della persona a manifestare il proprio credo in pubblico, anche attraverso l’abbigliamento”. 

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